DATI CONTRASTANTI. Quelli citati sono tra i 6 siti inquinati di competenza regionale (perché riguardano più comuni). Di questi solo uno è stato bonificato (Sellero). Gli altri sono in attesa. Da anni. Qualcosa a dire il vero è stato fatto: circa 50 i siti bonificati, laddove c'era la presenza di industrie fortemente inquinanti. Dati che stridono con quelli Arpa (ente emanazione della Regione): infatti il report Arpa del 2010 parla di 223 siti inquinati, di cui 158 “potenzialmente” contaminati, perché per decenni sopra hanno insistito industrie o distributori di benzina che hanno inquinato i terreni.
Per «potenzialmente» è sottointeso un necessario supplemento di indagine per stabilire appunto la quantità di inquinanti. Ma non ci sono fondi. Meglio allora edulcorare il boccone amaro con un bel condizionale.
LA MAPPA DELLE EMERGENZE. Novità rispetto al passato riguarda l'inquinamento da solventi nella prima falda tra Rezzato, Botticino e Brescia. Roba cancerogena, di cui si sa poco oltre all'informativa ufficializzata dai tecnici dell'assessorato all'Ambiente, su gentile richiesta dello stesso assessore. Sembra destinata a restare dove è ancora per anni anche la discarica di scorie di piombo tra Travagliato e Cazzago San Martino, nella Macogna. «La società proprietaria della cava è fallita – spiega l'assessore Davide Uboldi, del comune di Travagliato – e noi abbiamo chiesto alla Regione di poter almeno incassare la fideiussione che ci permette la definitiva messa in sicurezza». C'è poi il discorso della Piombifera bresciana. Per il Pirellone sono ben quattro i comuni in parte contaminati (Maclodio, Lograto, Mairano e Brandico) tanto da inserire il sito nella lista regionale. L'azienda (che, ricordiamo, era stata sequestrata nel giugno 2007) 3 anni fa ha ribattuto di avere fatto campionamenti e aver trovato valori fuori soglia per piombo e pcb solo in un piccolo terreno di mille metri quadri a fianco della fabbrica e sotto la stessa (ben altri, invece, sarebbero i dati rilevati dalla Procura un anno prima).