Pietro Gorlani

Pietro Gorlani

Mercoledì 21 Settembre 2011 15:14

Provincia, assalto alle aree agricole

IL CASO. Sul tavolo dell'amministrazione provinciale ben 135 domande di trasformazione per zone attualmente tutelate dagli strumenti di programmazione . Ben 47 Comuni hanno chiesto di togliere i vincoli È a rischio il futuro di decine di «Ambiti strategici»

In Provincia si annuncia un autunno caldo in tema di programmazione urbanistica.
Innanzitutto, già da 47 Comuni bresciani sono arrivate richieste di modifica degli «ambiti agricoli strategici». Domande che, se accolte, cambierebbero il destino di aree fin qui vincolate a quella che è, per l'appunto, una strategica vocazione agricola.
Ma è l'intera programmazione territoriale che potrebbe essere rimessa in discussione, su scala provinciale.
La giunta Molgora si appresterebbe a stralciare l'attuale Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp), per approvarne uno «nuovo», che tenga conto delle nuove richieste dei Comuni e delle nuove infrastrutture progettate. Contenendo in teoria più cemento, questa la sintesi.

Lunedì 05 Settembre 2011 15:23

siti inquinati, le bonifiche a rilento

Oltre 200 le zone che necessiterebbero di interventi per ripulire falde, terreni, impianti da contaminazioni di natura industriale

Si è intervenuti solo su una delle sei aree di competenza regionale le altre attendono da anni Ecco i punti critici della Provincia.

La crisi economica «congela» anche le bonifiche dei siti inquinati presenti in provincia? Parrebbe di sì. Dalla Valcamonica all'hinterland, dalla Bassa alla Franciacorta sono anni che si attendono la bonifica di falde e terreni inquinati (58 i siti per l'assessorato regionale, mentre sono 223 quelli per l'Arpa, suo braccio operativo). Oltre all'eclatante caso Caffaro (con gli inquinanti che tramite rogge sono finiti nell'hinterland sud-occidentale), ci sono altre criticità notevoli sconosciute ai più. Chi sapeva ad esempio di un inquinamento da solventi nella prima falda tra Rezzato e Botticino? E ci sono le scorie industriali che da decenni avvelenano i terreni della ex Ols a Pisogne. Ci sono le scorie di piombo stoccate a Travagliato in una cava in località Macogna, con l'amministrazione comunale che chiede alla regione di incassare le fideiussioni dei proprietari del sito (la società Bregoli, fallita lo scorso anno) per la definitiva messa in sicurezza.

Sabato 25 Giugno 2011 14:28

Cave e discariche della Bassa

Non solo la Bassa è devastata da cave e discariche e aziende inquinanti. Vi mettiamo a disposizione un completissimo report prodotto da Legambiente Franciacorta e inviato alla Regione per dire non all’ennesima discarica a Castegnato, la Bosco Stella. Il perché è chiaro: la cumulabilità dei rischi ambientali di questa zona posta tra i comuni di Castegnato Ospitaletto Passirano e Paderno fc è pazzesca. Il numero di tumori superiore alla media provinciale perché nell’aria e nel suolo gli inquinanti arrivano alla filiera alimentare, li ingeriamo e danneggiano il nostro dna. Giorno per giorno. Agli industriali inquinatori però portano il latte con le orecchie affinché garantiscano posti di lavoro, mai nessuno si sogna di mettere in relazione il loro operato ad potenziale omicidio colposo per bimbi che si ammalano di leucemie… Ecco a voi signori l’elenco delle schifezze presenti in zona giratomi dal presidente di Legambiente Franciacorta, Silvio Parzanini.

La Provincia di Brescia ha varato la sua “finanziaria occulta” da 14milioni di euro l’anno. I quattro autovelox installati in tangenziale Sud (Roncadelle e Sant’Eufemia) e sulla sp 567 Desenzano-Castiglione le stanno fruttando mediamente 40mila euro al giorno di multe (sono 350 al giorno per un importo medio superiore ai 100 euro).

Venerdì 03 Giugno 2011 14:12

scusate l'assenza.

Chiediamo davvero scusa ai lettori per questo mese di assenza dalla rete. Cause tecniche e organizzative di cui è meglio non entrare nel dettaglio ci hanno impedito di commentare fatti davvero importanti successi da metà maggio in poi. A parire ad esempio dall'imprevista e incredibile sconfitta del centrodestra alle elezioni locali, con la perdita pesantissima di tanti piccoli e medi comuni (Flero, Ospitaletto, Nave, Poncarale, Azzano Mella e Capriano del Colle) solo per citare la nostra Bassa. Qualcosa forse sta davvero cambiando. La disoccupazione non arretra, la crisi non sparisce, mentre il premier e la sua banda di accoliti si limitano a fare leggi ad personam. La Lega, che appoggia questa scandalosa assenza di politica, che ha appoggiato i fondi al sud, i tagli alla scuola, mentre non è arrivato  nulla per il nord. E adesso c'è un altro importante appuntamento su cui vale la pena insistere: i referendum del 12 e 13 giugno, per dire no alla privatizzazione dell'acqua pubblica, per dire no a future centrali nucleari (costosissime e pericolose in un territorio sismico come l'Italia) e per togliere la legge sul legittimo impedimento. Ormai credo che anche i bassaioli più cocciuti abbiano capito per cosa sta al potere il Partito della Libertà: interessi economici personali e di poche lobby, non certo del paese.

Martedì 12 Aprile 2011 18:39

STABIUMI IN MANETTE, ADDIO POLO DI AZZANO.

grana

Il suono delle manette messe ieri ai polsi di Onorato e Giacomo Stabiumi intona un triste e dolcissimo de profundis al polo logistico di Azzano Mella. I potenti titolari dell’omonimo caseificio di Azzano Mella, fallito nel 2008 con un buco di 30milioni di euro, sono finiti a Canton Mombello con le accuse di falso in bilancio ed evasione fiscale. Mentre il caseificio falliva, gli allevatori e i fornitori non venivano pagati, gli utili corposi finivano nei paradisi fiscali di due società “off-shore” in Lussemburgo e a Panama. I nostri imprenditori del grana nostrano hanno imparato bene dalle eminenze grigie dell’alta finanza e dell’alta politica.  Che c’entra questo con il polo logistico che si vuole fare ad Azzano cementificando 400mila metri quadri di fertili terreni agricoli? C’entra, c’entra. I 110 piò venduti due anni fa alla Sa-Fer, che vuole costruire la piattaforma logistica dell’Esselunga erano proprietà degli Stabiumi. Li avrebbero venduti sottocosto. A 40 euro a metro quadro (130mila euro al piò)  per una cifra complessiva di oltre 13milioni di euro. Ma il valore di un piò (3300 mq) destinato a lottizzo commerciale/artigianale sarebbe supera i 200mila euro.

Se la matematica non è un’opinione ballerebbero oltre 8 milioni di euro. Pagati a nero? Finiti nei paradisi fiscali? Spazio alle indagini, off course. Ma fa ben sperare il fatto che la Guardai di Finanza abbia messo sequestrato quote della società Le Muse srl, riconducibile allo stesso Onorato Stabiumi, che si è occupata della vendita dei terreni. Indubbiamente vuole vederci chiaro. In una vicenda che di chiaro ha ben poco. Le possibili irregolarità di vendita erano state segnalate anche in un esposto presentato a gennaio da Legambiente e dall’avvocato Pietro Garbarino. Lo stesso curatore fallimentare Giuseppe Tebaldini aveva presentato relazione alla procura sulla vendita poco chiara dei terreni.

Resta un interrogativo grande come una casa. Tutte queste zone d’ombra erano a conoscenza della politica locale, a livello comunale e provinciale. Eppure la Provincia, con a capo il palafreniere della Libertà d’impresa Giuseppe Romele (assessore al “Sterritorio”) hanno spinto a più non posso sull’acceleratore per far realizzare quel polo. Non gliene fregava nulla di 171 piò di fertile terreno agricolo che sarebbero spariti sotto il cemento. Terra tra la più fertile in Europa. L’operazione è stata fatta su Azzano perché la terra è stata pagata pochissimo. Praticamente un affare di privati viene prima del bene comune. E’ lo stesso scandaloso cattivo liberismo da repubblica delle banane che si utilizza per le cave e le discariche, in mano a privati che fanno fior di profitti pagando miserie di tasse. Prosit.

ALTRE PILLOLE DELLA VICENDA STABIUMI.

Complessivamente la Guardia di Finanza di Brescia ha ricostruito distrazioni di beni per circa 30 milioni di euro e scoperte vendite in nero di prodotti finiti per oltre 4,5 milioni di euro. Le indagini sono culminate nella denuncia di 15 persone e nell’emissione da parte del Gip di 6 provvedimenti cautelari:

3 ordinanze di custodia cautelare in carcere: Onorato e il figlio Giacomo Stabiumi e un consulente finanziario dell’impresa. P.L.A. di Muzzano (BI)];

2 misure degli arresti domiciliari nei confronti di 2 presidenti pro-tempore del collegio sindacale (Giuseppe Gardoni, commercialista 70enne di Brescia e Mariano Casella, 70anni di Bedizzole).

-1 misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare la professione di revisore contabile (nei confronti di un revisore contabile  P.A. di Brescia

- sequestro preventivo delle quote di una società con sede ad Azzano Mella (BS), proprietaria di parte dei terreni destinati al futuro “Polo Logisitico” del comune stesso.

uovo

Dopo il latte al pcb scoperto nel dicembre 2007, dopo le tinche al pcb scoperte 10 anni fa nel lago d'Iseo, e l'anguilla alla diossina recentemente trovate sul lago di Garda.... dopo i meloni cresciuti in terreni intrisi di tracce di piombo a Maclodio ecco che si scoprono uova alla diossina in pollai privati che si trovano vicino a grosse fonderie. Aziende che probabilmente senza i dovuti filtri hanno emesso in atmosfera schifezze per anni che sono ricadute sui terreni dove razzolano le nostre galline. Se qualcuno avesse ancora dubbi su che danni abbia fatto una certa industria in provincia.... industrie che risparmiando milioni di euro sugli impianti di abbattimento degli inquinanti ha inquinato la terra e messo a rischio la salute di molti.

Uova contenenti diossine e pcb (sostanze cancerogene) svariate volte oltre il limite di legge. Sono i valori choc riscontrati dall'Asl di Brescia nelle uova raccolte a fine settembre in cinque piccoli allevamenti rurali (galline che razzolano a terra) di Brescia, Sarezzo, Castegnato, Montirone e Ospitaletto. Pollai che si trovano vicino a grandi fonderie. Bresciaoggi è entrato in possesso del dossier per ora riservato, dove si legge che il dipartimento di prevenzione veterinaria dell'Asl di Brescia a inizio gennaio ha emesso un'ordinanza che vieta il consumo di uova e di carne avicola in tutti gli allevamenti controllati e ha imposto l'abbattimento delle galline.
I valori riscontrati nei campioni di uova sono addirittura superiori a quelli trovati nelle uova tedesche, che hanno generato allarme e panico in tutta Europa. Qui però non si tratta di grandi allevamenti che servono la grande distribuzione, quindi le uova contaminate non sono finite sugli scaffali del supermercato. A essere potenzialmente contaminati sono i proprietari di quelle galline e i loro famigliari, visto che si tratta di sostanze cancerogene che si depositano nei tessuti adiposi. E lì restano. Per questo l'Asl ha predisposto per la prossima settimana dei campioni ematici sui consumatori di quelle uova, per capire che valori di diossine abbiano in corpo. L'indagine, che ha analizzato anche campioni di latte (di cui non si conoscono i risultati) apre scenari davvero inquietanti: quanti altri piccoli pollai domestici che si trovano nelle vicinanze di aziende potenzialmente inquinanti possono essere avvelenati? La risposta, anche se in fortissimo ritardo, potrebbe essere in una massiccia campagna di monitoraggio in tutta la provincia.
Il piano voluto in tutta Lombardia dall'ente sanitario regionale (50 campioni in tutte e 12 le province, più la Valcamonica) è iniziato a fine settembre. I primi risultati sono arrivati a gennaio. Ma a parte i diretti interessati, nemmeno i sindaci dei Comuni dove sono stati effettuati i campioni sanno nulla di quanto stia accadendo. «Nell'ultimo anno, nell'ambito del piano nazionale residui e di altri piani di monitoraggio – si legge nel documento Asl – sono emerse alcune non conformità relativamente alla presenza in matrici alimentari di pcb e diossine. Pur trattandosi di casi sporadici, si ritiene opportuno mantenere una costante attività di monitoraggio sull'eventuale presenza di residui in oggetto, in particolare nei confronti di quelle matrici che possono essere considerate indicatori di contaminazione ambientale. Considerata l'impossibilità a procedere al completamento delle analisi ufficiali per la temporanea pausa invernale dell'ovodeposizione il dipartimento di prevenzione veterinaria ha formalizzato ai proprietari delle galline il divieto di utilizzo per uso umano degli animali e delle eventuali uova prodotte».
L'Asl chiede inoltre un aiuto all'Arpa di Brescia, per capire da dove possa provenire la causa dell'inquinamento. Ma è lei stessa ad indicare nel suo report gli insediamenti industriali che ci sono nelle vicinanze di tali pollai. Resta infatti da capire se tutti gli insediamenti siderurgici abbiano adottato le migliori tecnologie disponibili per ridurre al minimo l'impatto sul territorio. Dopo il caso del latte al pcb scoperto nel dicembre 2007 in dieci allevamenti nell'hinterland sud di Brescia, andrà appurata una volta per tutte il danno portato dall'industria che si è espansa nelle campagne.

Martedì 08 Febbraio 2011 15:33

Pompiano, soffocati dalla cacca dei maiali

Un solo allevamento a Gerolanuova, con 20mila capi, inquina quanto 10 Pompiano messi insieme (paese che scandalosamente non ha il depuratore). Eppure l'azienda continua a lavorare, nessuno la chiude. Nonostante quotidianamente infranga la legge.

Chilometri di vasi irrigui ricolmi di reflui suini, centinaia di migliaia di litri, migliaia di metri cubi. Non siamo in un girone dantesco, ma in un paese della Bassa, Pompiano. Proprio qui, nel cuore della sua bella campagna, dove se scavi tre metri salta fuori l'acqua, c'è un allevamento suinicolo di quasi 20mila capi: negli anni sono state diverse le notifiche di reato dell'Arpa finite poi sul tavolo della procura della Repubblica di Brescia. Tutte per sversamento illecito di reflui.
NEGLI ANNI MIGLIAIA di metri cubi di liquami sono finiti nella bella roggia Cesaresca, che scorre a pochi metri dall'azienda agricola. Reflui che sono responsabili dell'inquinamento da nitrati delle falde; nitrati che sono tossici per la salute umana. Ma nonostante questo sconcertante scenario, in quest'angolo di campagna non è cambiato nulla. Cambierà qualcosa visto che la Provincia deve rinnovare all'azienda l'autorizzazione integrata ambientale (Aia) senza la quale dovrebbe chiudere? Le istituzioni hanno risposto in modo fumoso, con un rimpallo di responsabilità.
Per i non addetti ai lavori capire quanti reflui produca un allevamento simile è arduo. Semplificando, i suini (che possono arrivare fino a 200 kg) producono reflui in una percentuale che varia dall'1 all'8% del loro peso. Adottando un calcolo molto prudenziale (ovvero prendiamo il peso medio di un quintale), sappiamo che un suino all'ingrasso (che oscilla dai 70 ai 100 chili) produce deiezioni pari al 6,8% del suo peso. Quindi 6 kg al giorno. Moltiplicato per 20mila capi la cifra che ne esce è impressionante. Sono almeno 120 metri cubi al giorno.
Teniamo presente che anche Pompiano e frazioni (Gerolanuova e Zurlengo) non hanno depuratore e le fogne finiscono in corpo idrico. Ma tutti gli abitanti messi insieme producono un decimo degli scarichi prodotti da quella azienda. Un raffronto molto esplicativo.
L'allevamento che si trova nella campagna pompianese, è dotato di una enorme vasca per lo stoccaggio dei reflui (fatta però in terrapieno plastificato e non in cemento) ed è per legge dotato di un piano di utilizzazione agronomica (Pua): un piano che prevede lo spandimento di questi effluenti (che sono ottimo concime) su svariati ettari di terreno, anche in paesi distanti da Pompiano. Ma è lecito davvero dubitare del rispetto di questo piano, viste le condizioni disastrose in cui versa la campagna in questa fetta di Bassa. D'altronde in un sopralluogo fatto nei giorni scorsi è facile vedere le tracce dei liquami fuoriuscire dalle muraglie di contenimento e un dedalo di tubazioni sospette.
I TECNICI DELL'ARPA di Brescia sono usciti svariate volte notificando il reato al proprietario dell'azienda. Ma il direttore della sezione di Brescia, Giulio Sesana, spiega che non è nelle facoltà di Arpa chiudere l'azienda, anche in caso di recidività del reato. «Noi abbiamo sempre inviato le segnalazioni dei reati contestati alla Procura - commenta Sesana - e provveduto a stilare un report puntale per la Provincia, l'ente che dovrà rinnovare o meno l'Aia a questa azienda. Un report nel quale abbiamo evidenziato le svariate criticità riscontrate».
L'Aia chi la deve rilasciare? Dovrebbe essere un lavoro concertato tra assessorato all'Ambiente e all'Agricoltura. Ma dal primo assessorato dicono che a loro spetta solo un parere, mentre la competenza è a capo dell'assessorato all'Agricoltura.
Per questo assessorato parla il suo massimo rappresentante, l'assessore Gianfranco Tomasoni: «La pratica è in corso di valutazione da parte degli uffici e non possiamo certo anticipare alcuna decisione, che verrà comunicata prioritariamente al diretto interessato. I tecnici valuteranno se è il caso di assumere ulteriori prescrizioni più restrittive. Non va comunque dimenticato il drammatico momento che stanno attraversando i suinicoltori, vittime di una crisi senza precedenti dalle intuibili conseguenze economiche». L'allevatore in questione, formalmente iscritto alla Coldiretti, non è però difeso dalla sua associazione agricola. Lo chiarisce nettamente lo stesso presidente Ettore Prandini: «La Coldiretti condanna in modo netto chi lavora al di fuori delle regole, danneggiando direttamente i tantissimi allevatori onesti».

Avete per caso letto il Bresciaoggi di domenica o lunedì? Il sottoscritto ha scoperto grazie ad un amico giornalista sardo che in Sardegna è scoppiato un caso in merito alle scorie radioattive arrivate belle belle da Brescia fino alla splendida isola, dove prima di entrare in azienda hanno fatto suonare l'allarme radioattività. Qui le istituzioni minimizzano in modo scandaloso. Facciamo un piccolo report per i lettori di Basse frequenze.  In che bella provincia che viviamo... Non solo scorie nei laghetti, trielina nelle falde, pcb e diossine ovunque intorno alle grandi fonderie. Adesso anche l'allarme radioattività (con tutti i problemi annessi di cancro e tiroide) troppo spesso sottovalutato. Che radioattività è presente nella nostra provincia? Che valori di fondo? Quali i rischi? Dove sono le istituzioni? Perchè non preoccuparsi di queste cose anzichè istericizzarsi su ipotetiche moschee come fa l'amministrazione bresciana?

 

e scorie sono fumi dell'impianto Alfa Acciai di Brescia, San Polo, azienda che negli anni ha inquinato tutta la fascia Brescia sud con emissioni di diossine e pcb ma anche cesio 137. L'azienda (così come le Acciaierie Venete di Sarezzo e la Iro di Odolo, entrambe nel Bresciano) comprano rottame sporchissimo dall'est Europa (sicuramente contiene anche pezzi radioattivi, molto probabilmente militari. Alfa Acciai è' già successo che nel 1997  (nel 1992 alla Raffineria Metalli Capra di Castelmella) fusero rottami radioattivi e l'azienda fu fermata due mesi. Bonifica completa dei forni.

- cosa è successo? E' successo che i fumi dell'acciaieria sono usciti lunedì scorso dall'azienda di Brescia. Si tratta di 70 tonnellate di fumi caricate su tre camion che si sono imbarcati a Genova, destinazione Porto Torres e poi giù fino a Portoscuso, nell'Iglesiente. Lì prima di entrare nell'acciaieria suona l'impianto radiometrico installato 6 anni fa. Scatta l'allarme. Intervengono carabineri dei Noe e l'Arpas sarda. Ma con il passare dei giorni le istituzioni minimizzano  fanno i pompieri. Dall'Arpas Sardegna all'Arpa di Brescia ripetono come un mantra che non si tratta di valori di radioattività riscontrati con i contatori geiger non sono superiori al limite imposto per le zone industriali (500 bequerel). Mah. L'università di Cagliari domani darà il responso, ma dubitare sul taroccamento dei dati è più che lecito. Nessuno ha l'interesse a bloccare per un mese l'azienda bresciana che dà da lavoro a 800 operai.

- il fatto scandaloso è che i controlli sulla radioattività a Brescia come in Sardegna sono fatti in regime di autocontrollo. Ovvero i portali radiometrici posti all'ingresso della acciaieria non sono collegati con i terminali di Arpa o di Asl o della Provincia. Come mai, visto che non ha costi impossibili?

- GIOVA RICORDARE CHE BASTA SCHERMARE IL CAMION CHE TRASPORTA SCORIE RADIOATTIVE CON UNA LAMINA DI PIOMBO E I TERMINALI NON SUONANO PIU'- un trucchetto che mi è stato rivelato da un bravo tecnico Arpa, che ne ha viste.... in questi anni.
- Due le enormi criticità ambientali, a Brescia e in Sardegna, nell'Iglesiente. Località di cui non si sente mai parlare a livello nazionale (si parla solamente di Campania). A Brescia (terza città più inquinata d'Europa) il livello di fondo di pcb è pazzesco, i dati dell'Arpa parlano di una media di 80 micogrammi per chilo di terra in tutta l'area sud (anche agricola!!!) con picchi di mille e passa microgrammi. La zona intorno all'Alfa Acciai è inquinatissima. 
stesso vale per Portoscuso. La Portovesme srl fonde i fumi delle acciaierie italiane per ricavare ancora piombo e zinco. Tre anni fa ha intessato 15mila tonnellate di scorie tossiche a Settimo San Pietro (procedimento in corso da parte della procura di Cagliari). Le emissioni sono pazzesche ma nessuno le controlla. L'Arpa del Sulcis non ha nè la volontà politica nè i mezzi per fare controlli ai camini.

- dulcis in fundo i sindacati difendono il lavoro prima che la salute. A Brescia della questione non parlano, in Sardegna plaudono all'azienda per avere intercettato il carico radioattivo, anzichè dubitare delle volte in cui magari i portali non hanno suonato e chiedere controlli a tappeto. Insomma, meglio lavorare e crepare di cancro appena andati in pensione piuttosto che vivere da disoccupati?

 Il dramma sociale, il caos e le violenze dell'Egitto attraversato dalla rivolta raccontati da alcune voci bresciane. Che hanno vissuto in diretta davvero un brutto momento. Sul pullman che trasportava 42 sacerdoti italiani attaccato venerdì sera nella capitale egiziana, preso di mira da un gruppo di giovani manifestanti contro il governo Mubarak, c'erano anche quattro parroci della Bassa.
Si tratta di don Carlo Bosio (pastore a Longhena), di don Nando Scolari (che si occupa dei fedeli di Maclodio), di don Amatore Guerini (in «servizio» a Mairano) e di don Carlo Zipponi (il quale esercita la sua missione a Pompiano). Quattro religiosi che se la sono vista davvero brutta: «Ci siamo salvati grazie alla mediazione dell'autista e della nostra guida, entrambi egiziani - spiega don Scolari -. Hanno dato mance ai manifestanti, spiegando alla folla che erano solidali con la loro protesta e applaudendola. Alla fine li hanno conviti a lasciarci passare e siamo riusciti a raggiungere il nostro albergo. Ma abbiamo passato davvero una mezz'ora da incubo».
Già. Anche perchè se avessero saputo che il pullman trasportava religiosi cattolici (con loro c'erano anche una suora e due laici, provenienti da varie parti d'Italia e impegnati in un pellegrinaggio nei monasteri coopti del Paese africano), probabilmente sull'esasperazione fomentata da seri motivi politici e sociali avrebbe potuto innestarsi l'intolleranza religiosa. A volte, purtroppo, anticamera dell'odio e della violenza cieca.
«Non sapevamo cosa sarebbo potuto succedere - prosegue il parroco di Maclodio -, ma vedevamo un'orda di giovani che fermava e distruggeva macchine, e se la sono presa anche con il nostro pullman. Ci hanno tirato sassi e bastonate, si è rotto un vetro, ma fortunatamente nessuno di noi si è fatto male. Indubbiamente non sapevano che si trattava di un autobus carico di religiosi».
Il pellegrinaggio dei parroci italiani era iniziato lunedì. E fino a venerdì era tutto filato liscio. Proprio in quella giornata avevano visitato lo splendido monastero copto di Sant'Antonio, e al rientro in albergo, che si trovava nelle vicinanze delle piramidi di Giza, percorrendo una tangenziale sono stati fermati dalla folla.
«Quello che mi ha colpito è che la maggior parte di loro, quasi il 70% delle persone in strada, erano bambini e ragazzini sotto i quindici anni - ricorda don Amatore Guerini -. Erano tantissimi e davvero esasperati. Ci hanno fermato diverse volte, ma fortunatamente siamo riusciti ad arrivare all'albergo. Sanno bene il valore che ha il turismo per la loro economia e probabilmente i manifestanti non si sarebbero spinti oltre nelle violenze. Ma sono stati lunghi minuti di vera tensione».
L'esasperazione per le condizioni di povertà e di mancanza di libertà in cui versa ormai da decenni l'Egitto, la rabbia che la massa amplifica in modo parossistico, potevano davvero portare a un finale ben più tragico di quello che fortunatamente abbiamo potuto raccontare. La disavventura dei nostri prelati è terminata sabato mattina con lo spostamento dall'albergo all'aeroporto del Cairo (un tragitto rispetto al quale nutrivano un forte timore, ma che invece si è rivelato tranquillo) e con l'arrivo alla Malpensa nella stessa giornata.

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