Ciao Pietro
Pietro Brassini IL DOLORE DELL'IMPOTENZA
Si è spento all'improvviso, giovedì 21 aprile, all'età di 54 anni, il pittore orceano Pietro Brassini.
Ho appreso con dolore la notizia solo il mattino successivo e il mio pensiero è subito tornato al nostro ultimo incontro, alla fine dell'agosto scorso, presso la chiesetta dei morti, mentre stava allestendo in occasione della fiera, la mostra Ali e radici. Ricordo di averlo aiutato a raddrizzare dei quadri, che per via delle grandi dimensioni non rimanevano bene allineati, mentre lui mi spiegava la disposizione delle opere in base ai due filoni tematici: gli angeli (soggetto suggeritogli dalla dolce ed amatissima compagna Manuela) e i mestieri di una volta, come l'arrotino o l'impagliatore, in cui era racchiusa una vita, mestieri che si sono estinti con l'avvento dell'industria. Il filo conduttore dell'esposizione era la morte, alterità assoluta a cui l'uomo per sua natura è esposto. Ed è proprio l'uomo Pietro, prima che l'artista, che vorrei ricordare e salutare in queste poche righe. Pietro era una persona gentile e generosa, delicata come il suo tocco sulla tavolozza. Aveva sempre un sorriso da donare a chi gli si rivolgeva. La modestia era il suo più grande pregio, non si dava arie e non cedeva all’egocentrismo tipico di numerosi artisti. Il quadro dei suoi che più mi colpì fu una zucca di piccole dimensioni esposta alla mostra Dentro gli occhi del 2005 sempre alla Chiesetta dei morti: la intitolò La zuccapazza, tentativo di autoritratto. Questo aneddoto credo sia sufficiente a far capire che persona ci fosse dietro l’artista talentuoso che era: non vi era in lui nessuna volontà di autocelebrarsi, ma piuttosto quella di autoritrarsi attraverso il filtro dell’ironia.
Per quella esposizione Pietro scrisse alcune righe che ho inserito in un mio articolo e che riporto qui: “Fare pittura per me vuol dire perdita del tempo e dello spazio, significa abbandono e rapimento. Vuol dire anche analizzarmi e analizzare il mondo in cui vivo e, dove e quando è possibile criticarlo. La pittura è la vita, la pittura salva, la pittura può infrangere la barriera della morte. E così l’amore-passione resiste anche al generale disincanto del Duemila”.
L’amore-passione resiste al disincanto e a quell’alterità medusizzante che è la morte, essere informe che non si può guardare direttamente, perché accecante, come il sole. L’arte dona una forma guardabile a questa faccia in ombra della vita e consente di andare oltre il nostro essere fragili e perituri. I quadri di Pietro rimarranno a testimonianza della sua esistenza, tracce palpabili della sua presenza. Mi auguro che i suoi meravigliosi angeli veglino sui suoi cari e diano loro sollievo.
Pietro lascia i genitori, mamma Mary e papà Gianni, la sorella Lidia, la figlia Laleña e la compagna Manuela. A tutti loro va il mio pensiero affettuoso.
Ciao Pietro, ci mancherai.
A te che amavi la poesia dedico questi versi del mio poeta preferito:
...così viviamo noi
e sempre prendiamo congedo (R.M. Rilke, Elegie Duinesi)

