Maria Alloisio: una donna scelta dalla poesia.
Ieri sera sono stata alla presentazione delle poesie di Maria Alloisio, il quarto di cinque incontri dedicati a leggere la poesia, alla ricerca del "segreto delle parole", organizzati dalla Dott.ssa Elsa Gipponi presso la Biblioteca comunale. La serata è stata davvero ricca di emozioni e di spunti di riflessione.

Mi sono sentita particolarmente coinvolta, in quanto conosco Maria da anni e l'ho vista stare male in diversi momenti. Per questo non ho potuto fare a meno di commuovermi quando Maria ha detto che "il poeta, non colui che fa poesia, non sceglie la poesia, ma è la poesia che lo sceglie." E l'eletto dalla poesia non può che tenderle la mano fiducioso. Preziosa amica e salvatrice, la poesia ha però rischiato a volte di travolgere Miri (così la chiamiamo noi che la conosciamo), portandola spesso troppo vicina alla sofferenza e in balia del suo ego. E qui è intervenuta la psicanalisi in suo aiuto. "La poesia mi ha salvata dalla follia, ma la psicanalisi mi ha salvata dalla poesia" precisa Maria. La psicanalisi le ha permesso di entrare in contatto con se stessa, di gestire meglio le proprie emozioni e il caos mentale che necessariamente esse suscitano, di ritrovare le proprie origini: solo così ha potuto estromettere un "ego" troppo ingombrante dai suoi versi.
Psicanalisi e poesia, in una sorta di magico connubio, le hanno permesso di non naufragare, l'hanno tenuta ancorata alla riva. Una riva fatta di paesaggi di campagna, di passeggiate a piedi nudi sull'erba bagnata, ad osservare le lucertole in cerca dei loro segreti, a rincorrere le galline, ad ascoltare i cani abbaiare, ad ammirare la luna. Nella poesia Maria ritrova le proprie radici: quelle di una bambina un po' maschiaccio che è cresciuta a contatto con la natura, sorretta dalle "grandi mani da agricoltore del padre", che ha molto amato perché anche negli anni della ribellione l'ha tenuta per mano accompagnandola dove lei voleva andare e non dove lui avrebbe voluto condurla. Al punto da consertirle, insieme alla madre, vent'anni fa, quando la psicanalisi era ancora un tabù, di entrare in cura da uno psichiatra, senza mai chiederle nulla, nella sola speranza di farla stare meglio. Questo ricorda con nostalgia dei suoi genitori: il loro esserci non essendoci, senza essere mai invadenti, lasciandole la grande libertà di esprimersi fino in fondo.
La natura, la donna e l'amore sono stati i temi principali attraverso i quali si è snodata la serata, arricchita dalla proiezione di immagini fiabesche e sognanti, dall'esposizione di due coloratissimi vestiti femminili (che Miri vende alla Crisalide, il suo negozio di abiti vintage) affiancati da tre quadri di Fabrizio Tedeschi, che è riuscito a cogliere molto bene il percorso poetico di Maria. Molto emozionanti sono state anche le interpretazioni musicali di Daniel Martiri (chitarra e voce) e Paola Franchi (sola voce) e le letture di Chiara Caffi.
Forse alcuni avrebbero preferito una serata più canonica, limitata alla sola lettura con commento di alcune poesie scelte. Ma Miri è fuori da tutti gli schemi e non si sarebbe sentita a suo agio in un clima canonico. Per lei poesia sono anche i suoi abiti, i colori, i giovani che credono nell'arte, la musica. Maria è poetessa non solo quando scrive, ma anche e soprattutto quando ammira e presta attenzione a tutto ciò che le sta intorno. Questa è Miri.

