Basse Frequenze

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scusate l'assenza.

Scritto da Pietro Gorlani on . Posted in basse frequenze - SOCIETA'

Chiediamo davvero scusa ai lettori per questo mese di assenza dalla rete. Cause tecniche e organizzative di cui è meglio non entrare nel dettaglio ci hanno impedito di commentare fatti davvero importanti successi da metà maggio in poi. A parire ad esempio dall'imprevista e incredibile sconfitta del centrodestra alle elezioni locali, con la perdita pesantissima di tanti piccoli e medi comuni (Flero, Ospitaletto, Nave, Poncarale, Azzano Mella e Capriano del Colle) solo per citare la nostra Bassa. Qualcosa forse sta davvero cambiando. La disoccupazione non arretra, la crisi non sparisce, mentre il premier e la sua banda di accoliti si limitano a fare leggi ad personam. La Lega, che appoggia questa scandalosa assenza di politica, che ha appoggiato i fondi al sud, i tagli alla scuola, mentre non è arrivato  nulla per il nord. E adesso c'è un altro importante appuntamento su cui vale la pena insistere: i referendum del 12 e 13 giugno, per dire no alla privatizzazione dell'acqua pubblica, per dire no a future centrali nucleari (costosissime e pericolose in un territorio sismico come l'Italia) e per togliere la legge sul legittimo impedimento. Ormai credo che anche i bassaioli più cocciuti abbiano capito per cosa sta al potere il Partito della Libertà: interessi economici personali e di poche lobby, non certo del paese.

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1977: l'ultimo lavoro di Riccardo Maffoni

Scritto da Valentina Ottoboni on . Posted in Rubriche - This.Incantata

Il 2 giugno è una data importante: si celebra la nascita della Repubblica italiana grazie ad un referendum in cui per la prima volta votarono anche le donne.  Era il 1946. 35 anni dopo, il 2 giugno del 1981, moriva tragicamente in un incidente d’auto in via Nomentana a Roma, il cantautore Rino Gaetano, interprete senza pari della storia italiana del suo tempo.

Anche il 1977 fu un anno importante per diversi motivi: il 1 febbraio la Rai iniziò a trasmettere le prime trasmissioni a colori, decisamente in ritardo rispetto agli altri paesi europei. Erano gli anni di piombo ed il 2 giugno di quell’anno fu gambizzato il giornalista Indro Montanelli.

1977 è anche il titolo del nuovo EP di Riccardo Maffoni, nato proprio il 2 giugno di quell’anno. L’EP è disponibile esclusivamente in download su etichetta EVE (Evento Musica srl) ed è composto da 5 cover riarrangiate di pezzi che hanno fatto la storia del rock (Beast of Burden, Brown Eyed Girl, State Trooper, A Change is gonna come, You gotta move) e da un inedito in inglese scritto e arrangiato dal nostro cantautore (You’re so good to me).

Il titolo si riferisce all’anno di nascita di Riccardo, anche se l’atmosfera in cui ci proietta è un po’ più retrò: anni ’60. Il ritmo è decisamente rock’ n blues: dal primo ascolto si è catapultati in un’atmosfera notturna, da bar americano con musica dal vivo. Del resto nelle esibizioni live Riccardo ha dato sempre il meglio di sé, trascinando il pubblico con la sua inesauribile energia.

Beast Of Burden, scritta da Jagger e Richards, uno dei pezzi più belli degli Stones, è più lenta e soul rispetto all’originale. Grazie alla strumentazione scarna (un piano, una chitarra acustica e una elettrica)protagonista è la doppia voce che canta il ritornello: viene addirittura il dubbio che Mick Jagger sia passato da queste parti e abbia preso parte alla registrazione.

Brown Eyed Girl è un pezzo di Van Morrison che Riccardo ha suonato spesso nei suoi live, essendo uno dei suoi preferiti. Un brano molto allegro, anche questo un po’ più lento rispetto all’originale, per renderlo più consono al sentire di Riccardo, che nel 2004 ha avuto l’onore di aprire i concerti dell’irlandese dal carattere scontroso al Teatro Smeraldo a Milano e all’Auditorium della Musica di Roma.  Nell’intro si sente il rumore delle onde del mare: “Ho arrangiato il pezzo pensando a Key West, l'isoletta a sud della Florida, a 90 miglia da Cuba. E' un posto che ho visitato ed è veramente fuori dagli schemi, fuori dal mondo, e questa canzone mi porta là. All'inizio del pezzo abbiamo messo anche il suono delle onde in riva al mare, per ricreare questa atmosfera. L'organetto che ho suonato è molto anni '60, qualcosa a metà tra The house of the rising sun degli Animals e Surf in the USA dei Beach Boys”.

State Trooper  è uno dei pezzi più notturni di Springsteen. Conoscendo Riccardo devo dire che è un brano che gli calza a pennello, dato che ama molto viaggiare la notte senza una meta precisa. L’arrangiamento proposto esalta ed enfatizza l’atmosfera di inquietudine del testo e chi la ascolta non può che rimanere ammaliato dai continui passaggi da un’ottava all’altra. Non poteva mancare una canzone di Springsteen in un’EP che è un omaggio alla musica che ha influenzato e formato Riccardo. Ha iniziato ad ascoltare Bruce ancor prima che a camminare.

A Change is gonna come del re del soul Sam Cook, canzone intensa, motto degli afroamericani nella loro lotta per la libertà, è un inno di speranza, affinché arrivi un cambiamento in meglio. L’interpretazione che ne dà Riccardo è da pelle d’oca: la sua voce si fa bassa e profonda in grado di penetrare sotto pelle come quella di un Tom Waits.

You gotta move di Fred Mc Dowell è a mio avviso il pezzo meglio riuscito dell’EP. In questo brano la musica diventa una sorta di pellicola sovraimpressa di immagini. Più che sentirla, la si può vedere. Si immaginano le sirene spiegate della polizia che si sentono nell’intro, qualcuno che attacca bruscamente la cornetta del telefono e poi si materializza un coro di persone col dito puntato verso qualcuno che se ne sta immobile e lo incita a muoversi.

Chiude l’EP l’inedito You’re so good to me: primo brano inciso in inglese. Il pezzo è molto bene arrangiato e non sfigura affatto accanto alle cover dei mostri sacri della musica americana.

Per la prima volta Riccardo ha curato per intero la produzione del suo lavoro, senza dubbio il migliore da quando incide.  Ha suonato tutte le chitarre, i pianoforti, gli organi e le percussioni. Ed è sua la voce, il suo strumento più versatile: quella voce che, prendendo a prestito una definizione del nostro amico Roberto, è una sorta di treno pronto a deragliare e a travolgere tutto quello che c’è sul suo tragitto. La strumentazione scarna rende questo EP ruvido e malinconico. Ma del resto ciò che dà il nome alla musica blues è proprio la nota blu, la nota del dolore pronto però a trasformarsi in speranza. Blu come gli occhi di Riccardo, quegli occhi in grado di sognare e che sembrano dire “follow that dream”.

Buon compleanno Riccardo!

E buona festa della Repubblica a tutti!

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Ciao Pietro

Scritto da Valentina Ottoboni on . Posted in basse frequenze - CULTURA

Pietro Brassini IL DOLORE DELL'IMPOTENZA

 

Si è spento all'improvviso, giovedì 21 aprile, all'età di 54 anni, il pittore orceano Pietro Brassini.

Ho appreso con dolore la notizia solo il mattino successivo e il mio pensiero è subito tornato al nostro ultimo incontro, alla fine dell'agosto scorso, presso la chiesetta dei morti, mentre stava allestendo in occasione della fiera, la mostra Ali e radici. Ricordo di averlo aiutato a raddrizzare dei quadri, che per via delle grandi dimensioni non rimanevano bene allineati, mentre lui mi spiegava la disposizione delle opere in base ai due filoni tematici: gli angeli (soggetto suggeritogli dalla dolce ed amatissima compagna Manuela) e i mestieri di una volta, come l'arrotino o l'impagliatore, in cui era racchiusa una vita, mestieri che si sono estinti con l'avvento dell'industria. Il filo conduttore dell'esposizione era la morte, alterità assoluta a cui l'uomo per sua natura è esposto. Ed è proprio l'uomo Pietro, prima che l'artista, che vorrei ricordare e salutare in queste poche righe. Pietro era una persona gentile e generosa, delicata come il suo tocco sulla tavolozza. Aveva sempre un sorriso da donare a chi gli si rivolgeva. La modestia era il suo più grande pregio, non si dava arie e non cedeva all’egocentrismo tipico di numerosi artisti. Il quadro dei suoi che più mi colpì fu una zucca di piccole dimensioni esposta alla mostra Dentro gli occhi del 2005 sempre alla Chiesetta dei morti: la intitolò La zuccapazza, tentativo di autoritratto. Questo aneddoto credo sia sufficiente a far capire che persona ci fosse dietro l’artista talentuoso che era: non vi era in lui nessuna volontà di autocelebrarsi, ma piuttosto quella di autoritrarsi attraverso il filtro dell’ironia.

Per quella esposizione Pietro scrisse alcune righe che ho inserito in un mio articolo e che riporto qui: “Fare pittura per me vuol dire perdita del tempo e dello spazio, significa abbandono e rapimento. Vuol dire anche analizzarmi e analizzare il mondo in cui vivo e, dove e quando è possibile criticarlo. La pittura è la vita, la pittura salva, la pittura può infrangere la barriera della morte. E così l’amore-passione resiste anche al generale disincanto del Duemila”.

L’amore-passione resiste al disincanto e a quell’alterità medusizzante che è la morte, essere informe che non si può guardare direttamente, perché accecante, come il sole. L’arte dona una forma guardabile a questa faccia in ombra della vita e consente di andare oltre il nostro essere fragili e perituri. I quadri di Pietro rimarranno a testimonianza della sua esistenza, tracce palpabili della sua presenza. Mi auguro che i suoi meravigliosi angeli veglino sui suoi cari e diano loro sollievo.

Pietro lascia i genitori, mamma Mary e papà Gianni, la sorella Lidia, la figlia Laleña e la compagna Manuela. A tutti loro va il mio pensiero affettuoso.

 Ciao Pietro, ci mancherai.

A te che amavi la poesia dedico questi versi del mio poeta preferito:

...così viviamo noi

e sempre prendiamo congedo  (R.M. Rilke, Elegie Duinesi)

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Brescia: aumentano i tumori infantili del 8% rispetto all’anno precedente

Scritto da Dott.Celestino Panizza ( da bs point ) on . Posted in basse frequenze - ambiente

imagesDa Chiari ambiente :

Caro direttore, sulla stampa locale è stata data evidenza all’incremento a Brescia dei tumori infantili del 8% rispetto all’anno precedente. Il dato è di per sé preoccupante ed è particolarmente drammatico se confrontato con l’aumento medio annuale che si registra a livello nazionale.

In Italia, i tassi di incidenza per tutti i tumori nel loro complesso sono mediamente aumentati del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a ben 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002.

Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, in ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi in più. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età  l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.

 Tali tassi di incidenza in Italia  sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia (138 casi 1990-98), Svizzera (141 casi  1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per  tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’ 1.6% vs un + 0.6% e così via.

Il dato  riferito per Brescia dovrebbe far sobbalzare l’opinione pubblica e richiedere un intervento immediato delle Autorità politiche e sanitarie in primo luogo dell’ASL ed in caso di smentite questi dovrebbero fornire in proposito dati puntuali e dettagliati. Come ho in più occasioni sollevato pubblicamente, Brescia è in una situazione di inquinamento ambientale preoccupante e non basta affidarsi alle cure dei danni prodotti ma pensare a interventi di Prevenzione Primaria, ovvero alla tutela della Salute Pubblica attraverso la riduzione della esposizione (ambientale, professionale ed in qualsivoglia altra forma) a sostanze tossiche cancerogene o comunque nocive per la salute umana.

Non è vero che le cause ambientali sono solo ipotesi. Infatti sempre maggiori sono le evidenze di associazioni tra esposizioni ambientali ad inquinanti  alla nascita (o ancor prima) e l’insorgenza di malattie neurologiche, respiratorie e di come sia cruciale il momento dello sviluppo fetale non solo per il rischio di cancro, ma per condizionare quello che sarà lo stato di salute complessivo nella vita  adulta. Nello scorso ottobre anche la Società Italiana di Pediatria riconosceva che è un “dato che emerge da centinaia di studi scientifici” che la diffusione in ambiente di molecole in grado di interferire pesantemente sull’embrione, del feto e del bambino possono produrre danni gravissimi.

A Brescia si deve prendere consapevolezza che è necessario pensare che ogni progetto che si mette in campo: dalla gestione del territorio, all’uso dell’energia, al traffico, alla salvaguardia delle fonti di approvvigionamento dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo deve prevedere obiettivi di riduzione dell’inquinamento perché i dati che ormai sono evidenti e convergenti  rappresentano una situazione che è ormai sotto gli occhi di tutti.

Dott. Celestino Panizza

Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia)

fonte : Chiari ambiente

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L'A.N.P.I. dedica a Pierino Alberti la Sezione di Orzinuovi e celebra il 25 aprile

Scritto da Giuseppe Giuffrida on . Posted in basse frequenze - SOCIETA'


Sezione "Pierino Alberti" - Orzinuovi

Intitolazione della Sezione A.N.P.I. di Orzinuovi a Pierino Alberti
Celebrazione del 66° anniversario della Liberazione
25 aprile 1945 – 25 aprile 2011

L'Assemblea degli iscritti alla Sezione A.N.P.I. di Orzinuovi ha deliberato di intitolare la Sezione medesimaa Pierino ALBERTI, già Sindaco di Orzinuovi.

La scelta è stata operata all’unanimità, pur in presenza di figure emblematiche della lotta al nazifascismo, che ben avrebbero legittimato l’intitolazione della Sezione.

Tuttavia, la nobile ed autorevole figura dell’uomo politico proposto, in ragione della specchiata testimonianza, pagata al rischio della propria vita, baluardo e simbolo della Resistenza al nazifascismo, qualifica la scelta operata come giusta e altamente significativa.

Resistenza al sopruso, Resistenza alla violenza, Resistenza all’ignominia, i valori di Pierino Alberti. Valori che poniamo a simbolo della Sezione di Orzinuovi.

La Sezione A.N.P.I. “Pierino Alberti” comunica inoltre che, partecipando all’organizzazione delle celebrazioni del 66° anniversario della Liberazione, verrà resa pubblica testimonianza presso la Sala Consiliare del Municipio dal Rappresentante A.N.P.I. Provinciale, Giovanna Mantelli.

Subito dopo il corteo celebrativo si porterà presso il Monumento ai Caduti nei Giardini Pubblici, ove verrà letto il discorso commemorativo da parte del Presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci Andrea Villaschi.

A seguire il corteo si recherà presso il Santuario della Madonnina dell’Oglio, nei cui pressi sono state collocate lapidi commemorative in memoria dei cittadini orceani Caduti per mano nazifascista, MICHELI Severo, MONETA Annibale, MAINARDI Andrea, GRAZIOLI Camillo.

Sul posto verranno letti brani tratti dai discorsi pubblici di Pierino ALBERTI.

 Annamaria Bordonaro, Delegata Provinciale ANPI – Sezione “Pierino Alberti” - Orzinuovi

 
 

Potremmo dire quindi che è giunto.
Potremmo credere che i frutti sono maturi e vanno colti.

Ma è così? Cos’è il 25 aprile?
Una data storica, un simbolo, un’epoca?
No, un desiderio, credo.

Un desiderio di autentica Liberazione, da un’oppressione culturale che corrode menti e corpi di giovani e meno giovani, dall’enfasi populistica del denaro e del potere.

Una Pasqua, autentica dello spirito, per il credente ed il non credente.
Una purificazione interiore che restituisca all’Essere ciò che l’Apparire toglie.

Pasqua e Liberazione assieme: uno scherzo del calendario 2011.
Una felice coincidenza per esprimere a noi stessi ed a chi ci accompagna nella vita la passione di un’idea: il Servizio e la Solidarietà, l’Amore e l’Impegno, la Passione e la Responsabilità.

La vita vissuta e non gettata ogni giorno, come uno splendido 25 aprile di Liberazione.
Come una splendida Pasqua di Resurrezione.

Giuseppe Giuffrida


Ed ecco come Orzinuovi visse il 25 aprile, il primo:

 25 APRILE

«In seguito ad un futile motivo, si può dire che nacque la scintilla dell’insurrezione orceana.

Due o tre elementi della Brigata Nera “G. Gentile” di stanza a Soncino si portano verso mezzogiorno ad Orzinuovi dove, senza alcuna autorizzazione, prelevano in un cascinale una bovina. Il proprietario subito dopo giustamente risentito accorre immediatamente al locale Comando di un distaccamento Alpini della Div. “Monte Rosa” per chiedere protezione pel recupero della bovina. A tale richiesta il comandante con alcuni uomini insegue i rapitori, li disarma riuscendo così a far restituire il maltolto al legittimo proprietario.

Ma in seguito la reazione da parte della Brigata Nera è, si può dire, immediata; infatti dopo circa mezz’ora, ecco arrivare da Soncino un’auto zeppa di armati, i quali si danno a scorrazzare spavaldamente per il paese già praticamente indifeso in quanto il distaccamento degli Alpini già da due giorni si era sciolto non rimanendo che il comandante con alcuni soldati già in abito civile, ma che pure essi si erano allontanati dal magazzino nascondendosi in paese, in previsione della probabile rappresaglia. Il comandante della Brigata Nera prende quindi possesso del magazzeno degli Alpini cercando alcuni automezzi onde svaligiarlo e trasportare così tutto il vestiario che ancora vi esisteva a Soncino. La giornata si chiude mentre i cosiddetti “briganti neri” scorrazzano ancora per le vie della cittadina e la popolazione si ritira silenziosamente nelle case preparando spiriti e braccio agli avvenimenti che ormai irrevocabilmente tutti comprendono stanno per maturarsi.

26 APRILE

Di buon mattino mentre continua ancora da parte degli “scherani neri” la caccia agli automezzi, ed il popolo e la gioventù orceana come per un tacito accordo si riversano a gruppi nella vasta piazza V. Emanuele, esprimendo la loro visibile esultanza per l’avvicinarsi dell’ora della attesa liberazione, che si abbatte la sventura su uno dei più ardenti giovani patrioti: Micheli Severino.

Sono circa le 9 ore quando succede il grave misfatto. Dopo essere stato attorniato da alcuni elementi della brigata nera che circolavano per la piazza, il Micheli veniva improvvisamente schiaffeggiato e brutalmente sospinto verso il Municipio.

La popolazione presente crede che si effettui solo un fermo di persona, ma purtroppo al limite della porta del Comune viene barbaramente trucidato con una scarica di mitra alla schiena.

Non contento di ciò il carnefice spara ancora sul morto altri colpi. È in questo istante che la folla inorridita da tale fatto di sangue, che non ha precedenti nella storia del paese, tenta minacciosamente di accorrere presso il patriota caduto, ma gli sgherri neri con fucili la tiene a distanza, e solo dopo circa un’ora che può essere raccolto e ricomposto in una camera ardente dove, tra fiori e bandiere, si inizia un commosso e mesto pellegrinaggio di popoli.

Nelle prime ore del pomeriggio frattanto, mentre si spargono le prime e frammentarie notizie che Milano è stata liberata, un fremito nuovo pervade l’intera borgata, mentre giovani e vecchi al grido di “W l’Italia” e “W la libertà” impugnando armi racimolate un po’ dappertutto, insorgono decisi a ribellarsi al giogo nazi-fascista.

Nel contempo sparsasi la notizia che la Germania abbia chiesto la resa, il parroco ordina il suono a distesa delle campane innalzando sul campanile la bandiera bianca e tricolore, così pure in un baleno tutte le finestre si adornano di bandiere.

Dal municipio intanto il prof. Alberti eletto Sindaco all’unanimità, dopo aver arringato la folla ed impartite le prime disposizioni, con i suoi collaboratori membri del C.L.N. prende possesso del Comune.

Fu quindi un susseguirsi di avvenimenti, di piccoli colpi di pattuglia costituitesi al momento, di improvvisate sortite ai posti di blocco creati in un baleno di ardore, di ordini e contrordini.

La numerosa schiera dei patrioti orceani guidata dal Ten. Micheli Giulio si appresta ad agire.

Verso le 17 un portaordini reca la notizia che una forte colonna di nazifascisti in ripiegamento da Soncino si dirige verso Orzinuovi.

I patrioti più che mai decisi a far fronte all’odiato nemico e con il desiderio di vendicare il loro primo eroe barbaramente trucidato, tentano di avvicinarsi alla numerosa colonna avanzante in località “Madonnina” vicino al fiume Oglio.

Ma è qui che un gruppetto di avanguardia di patrioti sfidando coraggiosamente sia il numero soverchiante che il fuoco nutrito del nemico cercando di opporre resistenza viene sopraffatto perdendo così nell’aspro combattimento altri due giovani ardimentosi: Moneta Annibale e Mainardi Andrea.

Per evitare inutile spargimento di sangue i patrioti comprendono che era assurdo protrarre la resistenza, si ritirano in buon ordine, mentre l’orda nemica con alla testa Farinacci avanza, dilagando in paese come un branco di lupi assetati di sangue.

Arrivati in paese fanno immediatamente togliere le bandiere dalle finestre e, dopo aver commesso angherie e soprusi di ogni genere, la colonna riprende il cammino dirigendosi verso Brescia.

Ma appena fuori dalla periferia incontrato un altro giovane patriota, Grazioli Camillo, vilmente lo uccidono portando così a quattro le vittime orceane immolatesi per la liberazione.

Partita la colonna i giovani ritornano ai loro posti di combattimento iniziando la cattura di automezzi e di diverse centinaia di soldati tedeschi in ritirata, che appena disarmati vengono condotti al posto di concentramento.

Durante la notte tutti gli accessi alle vie della borgata vengono animosamente sbarrati dai giovani patrioti.

27 E 28 APRILE

Continua da parte dei giovani patrioti il rastrellamento dei numerosi prigionieri tedeschi e di appartenenti all’esercito repubblicano che di qui continuano a transitare.

Il rastrellamento oltre alle strade principali si intensifica pure verso la campagna e i boschi lungo il fiume Oglio, costituendo in tal modo una rete fitta che porta presto il numero dei prigionieri catturati oltre un migliaio.

A completare il trionfo della liberazione ecco finalmente verso le ore 16 circa, preannunciato dal passaggio di aerei in ricognizione, giungere nella borgata le prime autoblindo delle colonne angloamericane.

La folla dapprima incredula, rassicurata poi, festante e delirante fa pressione lungo i margini delle vie e a forza si contiene per permettere il passaggio alle colonne.

Gli evviva e gli urrà si intrecciano a lungo durante la indimenticabile giornata radiosa di sole e di bandiere mentre le campane suonano a distesa, il cui eco si spegnerà solo tardi a notte alta.

29 APRILE

Dopo il tripudio della liberazione Orzinuovi, tutta, si raccoglieva ancora in una nuova apoteosi di fiori e di bandiere, ad accompagnare all’estrema dimora nel pomeriggio della domenica, i suoi quattro eroici figli caduti per la libertà d’Italia.

MICHELI SEVERO- MONETA ANNIBALE - MAINARDI ANDREA -GRAZIOLI CAMILLO oltre ai quali vanno aggiunti i partigiani orceani caduti combattendo per lo stesso ideale lontano dalla loro terra natale: MARIO VOLTOLINI e GIANNI LUPEZZA i cui nomi Orzinuovi consacrerà perennemente nel cuore, oltre che nel marmo».

 da La liberazione di Orzinuovi di P. Alberti, primo sindaco dopo la Liberazione, ne La resistenza a Orzinuovi,

a cura della sezione del P.S.I. di Orzinuovi, 25 aprile 1975.

 Tratto dalla pubblicazione periodica “Bassa Voce” edizione aprile 2005