Ci parla delle sue letture, della musica che preferisce, dei figli e della scrittura. Probabilmente il Nesi protagonista del libro non è un personaggio simpatico, in cui ci si immedesima o con cui si sente di condividere qualcosa perchè si mostra per quello che è, cioè un uomo snob e privilegiato. Invece condividiamo molto con lui, perché condividiamo questi tempi difficili. Le parti più autentiche del libro sono, infatti, quelle in cui ci parla dell’attività di famiglia a Prato, una tessitura nata negli anni venti del ‘900, trasformata in lanificio nel 1926, sopravvissuta ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un’azienda di famiglia,di quelle che venivano “trasmesse” ai figli, in cui tutta la famiglia lavora. L’autore rappresenta la terza generazione di questa attività, quella che si è trovata costretta a venderla, prima di vederla fallire. Nesi scrive della sua azienda, della sua inadeguatezza imprenditoriale, dei cambiamenti generazionali, della sua rabbia contro leggi spesso ingiuste e delle difficoltà di innovare. Parla di un’economia, quella tessile di Prato, messa in ginocchio prima e poi lasciata morire.
Gli spunti che Nesi propone sono molti, il problema tanto più complesso perché riguarda tutti. Ho letto molte recensioni negative di questo libro, credo più per la forma scollegata dei suoi capitoli e per quello snobismo autoriale di cui scrivevo sopra, più che per l’argomento, che invece è spunto di riflessioni e motivo di approfondimenti. Un libro che non lascia indifferenti.
CONSIGLIATO A CHI: ha apprezzato i precedenti libri di Edoardo Nesi (consigliato L’età dell’oro), a chi si interessa di attualità, a chi purtroppo si trova a vivere difficoltà lavorative.
Edoardo Nesi
Storia della mia gente
Bompiani 2011