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Angeli e radici, cielo e terra, spazi eterei e tellurici si impastano nelle opere di Pietro Brassini, in mostra alla Chiesetta dei Morti da oggi, 21 agosto 2010, sino al 1 settembre 2010.

Due percorsi apparentemente distanti, ma che serbano sotterraneo un filo conduttore: la sorte di noi uomini alle prese con la quotidianità, con i problemi di ogni giorno, piccoli o grandi che siano. Uomini che, in quanto tali,  sono legati  al vivere terreno, sicuri solo delle loro orgini, ma che da sempre aspirano al cielo, come bene ci insegna il mito di Dedalo e Icaro, tanto si sentono malfermi su questa terra.

I due percorsi si distinguono nettamente nella disposizione dei quadri. Iniziando da sinistra, il racconto si snoda a partire da evocazioni della Divina Commedia dantesca: dapprima incontriamo un angelo che potrebbe decidere le sorti dell’umanità, indeciso sul da farsi, se scagliare il mondo nell’inferno o concedergli l’espiazione tramite il purgatorio, seguito da un angelo intento a suonare dolci melodie in un contesto paradisiaco.  Subito dopo tre angeli rappresentativi delle diverse razze e religioni del mondo: uno dai caratteristici riccioli ebrei, l’altro dai tratti orientali e il terzo dalla carnagione nera, come a suggerire che nessuna popolazione è privata del loro aiuto. Presenze invisibili, ma proprio per questo dotate di un surplus di immanenza: creature diafane, distanti dalla nostra natura inesorabilmente peritura, in grado di vegliare sulla vita dell’uomo, di proteggerlo, di regalare un sorriso ad un bambino, rendendo così evidente e manifesta la loro potenza.  Ma possono tutto gli angeli? Sembra chiedersi questo Pietro Brassini, quando, riflettendo sulla tragedia del terremoto che ha colpito l’Aquila, dipinge un angelo sofferente, che piange immerso nelle rovine di una città disabitata e costellata degli oggetti delle persone che vi vivevano. L’opera, dal titolo Il dolore dell’impotenza, scelta anche per la locandina della mostra, sembra essere il fulcro della riflessione dell’artista orceano su queste creature che tanto affascinano l’uomo dai tempi dei tempi. Persino gli angeli non possono che sanguinare di fronte alle tragedie che affliggono la nostra misera umanità. E proprio Troppo sangue si intitola il dittico che continua il racconto: è un angelo di spalle, con le ali insanguinate, che perde piume e gocce di sangue che cadono su una mano di uomo. Qui Brassini sembra volere accantonare la spiritualità di queste creature impalpabili, a favore di una loro umanizzazione. A chiudere il ciclo degli angeli è l’acrilico su tela Il peso del mondo. Una figura alata cammina tirando i fili di una mongolfiera raffigurante il mappamondo circondato da una cornice a quadretti di tutti i colori della tavolozza. Come a dire che nulla del mondo sfugge a queste creature alate, che ne sostengono il fardello. Accanto ai quadri fanno da contraltare alcune poesie scelte di autori come Ginsberg, Baricco, Emily Dickinson, che sembrano donare speranza e fiducia anche là dove sembra che il terreno ci venga a mancare sotto i piedi.

Il ciclo delle radici, a mio avviso, è anticipato da un Ultimo contadino alato, che si distingue dagli altri angeli, raffigurato mentre cammina fra i campi che hanno scandito le stagioni della sua vita passata. Sta per lasciare i suoi terreni per raggiungere la terra promessa. La morte è il tema anche di Destinazione Paradiso in cui una coppia di anziani, dai volti estremamente caratterizzati, si innalzano verso il cielo di una Venezia dalle acque agitate. Ma non muoiono solamente gli uomini, muoiono anche le epoche, le tradizioni, i mestieri che hanno caratterizzato le radici di molte generazioni, prima di essere soppiantati da una industrializzazione fagocitante che ha dettato, con le nuove tecnologie, ritmi sempre più frenetici e consumistici. Mestieri come quello dell’arrotino, dell’impagliatore, dei contadini e delle lavandaie. Sono quadri questi, in cui Pietro accantona l’acrilico e si cimenta con la matita e la grafite, quasi a ricordare certe fotografie in bianco e nero, immagini intrise di nostalgia per molti dei valori che quello stile di vita legato alla natura racchiudeva in sé, come quello della famiglia. Ed infatti nel ciclo delle radici si può leggere un racconto nel racconto, quello dell’amore di un contadino e una lavandaia che invecchiano insieme.

Soprattutto queste ultime opere rivelano uno stile a mio avviso molto più personale di Brassini, rispetto agli anni passati. Un distacco dalle nature morte e dai paesaggi a favore di un giro di vite sull’uomo e le sue origini, i suoi valori, il suo sentire.

La mostra Ali e radici, patrocinata dall’Assessorato alla cultura del Comune di Orzinuovi, è aperta al pubblico da oggi 21 agosto fino al 1 settembre, nei giorni prefestivi e festivi dalle 10:00 alle 12:00, dalle 16:00 alle 19:30 e dalle 21:00 alle 23:00.