Luzer
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27 Aprile 2010
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Luzer

Aldo Busi, 62 anni, da Montichiari, professione: punto di domanda.
Si potrebbe bozzare: illuminato, dandy col vizio della penna sporca, comparsatore tv, mente da salotti, professore, misantropo, straordinario amatore, geniaccio, traduttore. Tutto tremendamente sbagliato. La recente e adorabile marchetta sull’ “Isola dei Famosi” (lui l’ha chiamata “pantomima”) ha dato il là a una nuova possibile rilettura “Del fu” Sodomie in corpo 11: Busi è tutte queste cose insieme, mischiate in modo coatto a un’intelligenza sopraffina e a una rarissima conoscenza del mezzo mediatico.
Chiedere alla Ventura, che ancora gongola per le poderose avances “fake” dell’omo-intellettuale, e si strugge per un’audience mai così alla frutta da che il fortunato reality sull’isolotto ha modo di esistere…
Busi ha fatto la parte del leone, regalando ad un format atrofizzato, quella verve e quell’ironia al vetriolo sufficienti a rubare la scena e a mantenere a galla (con ascolti oltre la sussistenza) una baracca sgangherata di cialtroni, figli di papà sfigati, e vecchie oche.
Poi si è rotto i testicoli e ha fatto le valigie.
Sua maestà Rai, che da un po’ di tempo a questa parte sembra un patetico tribunale dell’inquisizione degli stessi mostri che crea, cosa fa? Lo silura dal palinsesto per uno sproloquio anticleriale in prima serata, salvo poi riesumarlo con collegamenti e lettere fantasma nei programmi succedanei. Un suicidio, un’autorete di ascolti mentre il programma affoga, invece di limitarsi a naufragare.
Ma Busi non è morto per davvero. Se è vero che la tv e i suoi consumatori oggi seguono una parabola della popolarità che funziona più o meno sugli assi “creiamo l’antagonista ribelle meglio se intelligente-mettiamolo al bando-poi tra qualche tempo lo dissotterriamo per volere nazional-popolare e lo accogliamo a braccia aperte poiché redento”,  non c’è che dire: strategia azzeccata. Una mina vagante come Busi però, là sopra avrebbe fatto comodo ancora per molto: è lì che crolla l’asino. Ed è lì che giace la grossa burla di Busi. Lui si prende una palata di quattrini, regala un coupe de theatrè dietro all’altro e poi tutti al diavolo. Busi comanda Busi, e gli autori frignano.
Ha tessuto lodi al pube di Simona, ha fatto la coppia che scoppia con la decrepita Sandra Milo, ha provato ad insegnare l’italiano a qualche mentecatto dei soliti, poi molte scene isteriche e qualche capriccio con Loredana Lecciso, la ninfa dai capelli unti. Ma l’ha fatto con stile. Il suo. E con lo stesso se ne è andato. Perché quando si ha a che fare con determinati personaggi, si deve sapere quello cui si andrà incontro: inutile rimuginare sul latte versato. D’altronde, il mancato premio Nobel bresciano, ha costruito una carriera intorno alla provocazione, all’ostentazione delle proprie inclinazioni sessuali, al profondo boicottamento di Vaticano & company, al truce esibizionismo: dunque di cosa si indignano i neo censori (gli stessi che cacciano Bigazzi perché si mangia i gatti del Valdarno)!?
Prendere o lasciare. E noi prendiamo (magari Lui sorriderebbe…), perché in una tv che non è realtà , e non deve esserlo, che almeno la fiction sia fatta in bello stile (e cattivo gusto).
Quindi, “Aldo Busi libero subito!”: se dovessimo avanzare una pagina, l’editoriale del prossimo numero potrebbe essere Tuo.
Uso il (la) condizionale. Con stima,
Elia Z.




