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Editoriali

Editoriali (33)

Lunedì 16 Gennaio 2012 06:38

Anno nuovo, vita…? Nuova!

Scritto da Francesco Anselmi

Il 29 dicembre si è tenuta l’Assemblea Ordinaria di COMMUNITAS.
L’Associazione ha ribadito la propria volontà di continuare a svolgere con impegno il suo ruolo di “provocazione” culturale.
Dopo il bilancio (sia economico che culturale ) del 2011, l’Assemblea ha discusso delle linee per il 2012. Ancora poesia, ancora un po’ di economia, magari scultura, sicuramente ancora fotografia..

Venerdì 10 Giugno 2011 10:48

DUE PAROLE

Scritto da Francesco Anselmi

Come vedete siamo tornati dopo una pausa di riorganizzazione. Dopo le “ scuse” di Pietro è l’ora della spiegazione di COMMUNITAS e il nostro Presidente Franco Zorzi ha dato a me questo compito.

Nei mesi scorsi abbiamo, come sapete, dovuto sostanzialmente chiudere l’esperienza giornalistica di”Bassa Voce”. La testata rimane ma sarà, più che altro, un bollettino informativo per iscritti e simpatizzanti. Ma l’impegno di gestione ( economico e lavorativo ) era troppo oneroso, nonostante la grande generosità di tutti i collaboratori. Ma COMMUNITAS non vuole rinunciare ad un suo strumento informativo e di contatto con i cittadini. Naturale, quindi, puntare sul sito che nel frattempo (grazie al lavoro di Luigi, Pietro e Giorgio) si era ben organizzato e strutturato. Ma proprio parlando con Luigi delle nostre idee si era arrivati alla conclusione che, per rispondere al meglio alle aspettative di tutti, era necessario un definitivo restailing del sito.

Ecco il motivo della nostra assenza dell’ultimo mese. Abbiamo cercato redattori, abbiamo immaginato rubriche e Luigi ci ha costruito uno strumento agile e facile da usare anche per quelli che, come me, sono informaticamente al tempo della “clava”. Ora il grosso del lavoro è fatto e, un po alla volta, vedrete il sito crescere ed ampliare rubriche e contributi. Anzi colgo l’occasione per invitare chiunque avesse una idea di rubrica da proporre, a farsi avanti. Manterremo il nostro costante osservatorio sulla cronaca della Bassa e Nazionale.

Partiremo con rubriche di musica, cinema, notizie sindacali, erbe e piante (peraltro già avviata), ma non ci fermeremo qui… C’è tanto da dire e da raccontare. Diamoci una mano a fare circolare le idee per vivere in un mondo migliore. COMMUNITAS è nata per questo.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutti.
Francesco Anselmi

p.s.: a propisito di COMMUNITAS, che ne dite di iscrivervi all’associazione ed aiutarci a tenerla viva e forte?
Se vi interessa mandate una mail a:
f.anselmi2@ virgilio.it

Venerdì 03 Giugno 2011 14:12

scusate l'assenza.

Scritto da Pietro Gorlani

Chiediamo davvero scusa ai lettori per questo mese di assenza dalla rete. Cause tecniche e organizzative di cui è meglio non entrare nel dettaglio ci hanno impedito di commentare fatti davvero importanti successi da metà maggio in poi. A parire ad esempio dall'imprevista e incredibile sconfitta del centrodestra alle elezioni locali, con la perdita pesantissima di tanti piccoli e medi comuni (Flero, Ospitaletto, Nave, Poncarale, Azzano Mella e Capriano del Colle) solo per citare la nostra Bassa. Qualcosa forse sta davvero cambiando. La disoccupazione non arretra, la crisi non sparisce, mentre il premier e la sua banda di accoliti si limitano a fare leggi ad personam. La Lega, che appoggia questa scandalosa assenza di politica, che ha appoggiato i fondi al sud, i tagli alla scuola, mentre non è arrivato  nulla per il nord. E adesso c'è un altro importante appuntamento su cui vale la pena insistere: i referendum del 12 e 13 giugno, per dire no alla privatizzazione dell'acqua pubblica, per dire no a future centrali nucleari (costosissime e pericolose in un territorio sismico come l'Italia) e per togliere la legge sul legittimo impedimento. Ormai credo che anche i bassaioli più cocciuti abbiano capito per cosa sta al potere il Partito della Libertà: interessi economici personali e di poche lobby, non certo del paese.

Domenica 27 Marzo 2011 11:40

Mafia a Brescia: e se facessimo il punto?

Scritto da Marco Torresini

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Gli allarmi si susseguono. Prima la relazione semestrale (clicca qui per leggere le oltre 400 pagine del documento) della Direzione investigativa antimafia che lancia inquietanti segnali spiegando che la criminalità organizzata, 'ndrangheta in primis, sta colonizzando la Lombardia a partire dalle sue province più ricche.

"In Lombardia - vi si legge- la ‘ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione dei gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di ‘colonizzazione’, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso.

Qui la ‘ndrangheta ha ‘messo radici’, divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla ‘casa madre’, con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche. (...) In Lombardia si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo; ciò significherebbe non solo banalizzare gli esiti investigativi a cui si è potuti giungere con le indagini collegate, ma anche contraddire la realtà che attesta tutt’altro fenomeno e cioè che gli indagati operano secondo tradizioni di ‘ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d’origine e sono stati trapiantati in Lombardia dove la 'ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza”.

Poi, pochi giorni dopo, tocca al governatore della Banca d'Italia (leggi qui l'intero intervento su Le mafie a Milano e nel Nord) mettere nero su bianco valutazioni inquietanti: "Le infiltrazioni nel sistema economico e finanziario sono tuttavia insidiose - scrive Draghi -. Esse sono documentate, tra l’altro, dai dati sulle denunce per riciclaggio di capitali illeciti e per usura, reati più “silenziosi” e tuttavia spesso riconducibili a sodalizi criminali di stampo mafioso. In Lombardia l’infiltrazione delle cosche avanza, come ha recentemente avvertito la Direzione nazionale antimafia. Le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso si sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia. In quello stesso periodo più dell’80 per cento delle denunce per associazione mafiosa in Lombardia ha riguardato individui provenienti da Sicilia, Calabria, Campania, confermando che al Centro Nord la presenza mafiosa rimane un fenomeno d’importazione. Tuttavia la criminalità locale appare coinvolta in molti reati pure tipicamente riconducibili al crimine organizzato di stampo mafioso, come l’usura, il riciclaggio e le estorsioni: ne emerge una preoccupante saldatura con le mafie tradizionali".

Ieri sul Corriere il procuratore capo di Reggio Calabria in una lettera ha lanciato un appello al Nord perchè batta l'omertà che rischia di favorire la criminalità: "Come ha documentato l'indagine «Il Crimine» - scrive il magistrato -, frutto della collaborazione tra le procure di Milano e Reggio Calabria e che il 13 luglio scorso ha portato a 300 arresti in tutta Italia, la 'ndrangheta è riuscita a realizzare una vera e propria «colonizzazione» in ampie zone della Lombardia, e non solo, riproducendo la sua peculiare struttura organizzativa con la creazione di decine di locali e con l'affiliazione di centinaia di persone, ma senza mai interrompere il legame essenziale con la terra d'origine a cui sono sempre rimesse le decisioni strategiche. (...)

"Ma la repressione non basta - conclude-. È necessaria la reazione della società civile, con tutte le sue articolazioni, ognuna delle quali può svolgere un ruolo prezioso, innanzi tutto agendo secondo le regole e contrastando il silenzio e l'omertà: così si può sconfiggere questo cancro della società, come l'hanno definito i vescovi italiani, che mette a rischio l'economia e la democrazia del nostro Paese".
Oggi infine gli industriali lombardi promettono di cacciare gli imprenditori che sono vicini ai clan.

Accanto ai rinnovati allarmi sulla criminalità organizzata nel bresciano, ecco affacciarsi poi episodi inquietanti come l'esclusione di 12 azienda dai lavori per la Brebemi perchè sospette collusioni mafiose (con l'arrivo dei lavori per la Tav, il tema si fa di scottante attualità) o il ferimento. con dinamiche da avvertimento mafioso (e per ora nessun investigatore ci ha detto che le cose sono andate diversamente), di un imprenditore di Cazzago San Martino che (sarà un caso?) si occupa proprio di strade e asfaltature.

Scoprire la mafia a Brescia è un po' come scoprire l'acqua calda: a corredare questo post allego un documentario girato qualche anno fa proprio nella nostra città e un mio articolo scritto su Bresciaoggi all'indomani dell'omicidio della famiglia di Angelo Cottarelli, una esecuzione in piena regola i cui sicari, riconosciuti colpevoli dalla Corte d'Assise d'Appello arrivavano da Trapani, giusto per dare un quadro di come le mafie si muovano da tempo all'interno del nostro tessuto sociale ed economico.

Ma se il fenomeno è radicato, oggi, dopo operazioni antimafia che negli anni passati hanno offerto uno spaccato inquietante nella nostra provincia (capace di dar vita in Valtrompia ad una "simil-mafia" autoctona), come è la situazione?
In Tribunale è in corso da qualche tempo un processo (noto come il caso Fortugno) che lascia aperti scenari inquietanti su Brescia e la criminalità organizzata, ma pare che il dibattimento su quella definita da qualcuno una 'ndrina del Garda resti quasi un'episodio isolato, nulla nei confronti della maxi inchieste dei decenni passati.

Va tutto bene? I segnali lanciati in questi giorni da investigatori preparati e autorevoli esponenti del mondo economico sono solo allarmismi? Urge fare il punto della situazione. Quantomeno per dirci  (anche se ho qualche dubbio che sia così) che possiamo dormire sonni tranquilli.

Da bs Point

Giovedì 30 Dicembre 2010 12:41

Giovanissimi a rischio alcol e ....

Scritto da Pietro Gorlani

asss


L'INCHIESTA. Ultimata l'indagine commissionata dal Comune di Vobarno su trecento ragazzi dagli 11 ai 16 anni. Argomento: le devianze. La metà beve già in prima media Droga: molti ne ignorano i danni Internet? Si usa liberamente e senza alcun controllo dei genitori
Che gli adolescenti bresciani si ingozzino di Facebook e chat per buona parte della giornata, come i coetanei di mezzo mondo, si poteva intuire. Più inquietante sapere che uno su quattro incontri abitualmente persone conosciute in rete, che «navighi» dove e come vuole. Tanto non temono il controllo dei genitori, che non sanno proprio dove sia il Nord di quel «mare» a loro sconosciuto. Basta dirgli che si stanno facendo i compiti.

E così l'80% delle mamme e dei papà non lancia mai (o raramente) uno sguardo alle icone in basso al monitor, lasciando navigare il proprio figlio. Lontano dal mondo reale. Lontano da loro. E' uno degli aspetti choc che emergono dalla puntuale indagine sulle «dinamiche di devianza comportamentale autoriferita» commissionata dall'amministrazione comunale e dal dirigente scolastico di Vobarno (rispettivamente nelle persone dell'assessore Valeriano Buffoli e Mara Lusenti) a due esperti in materia, quali il professor Carlo Alberto Romano (docente di Criminologia all'università statale di Brescia) e Valentina Berna. Ci sono altri aspetti che vale la pena approfondire: dal fatto che la prima bevuta per un ragazzo su due viene fatta già in prima media, al fatto che un ragazzo su tre pensa che non sia affatto un problema uscire dalla dipendenza dalla droga.
L'INDAGINE. E' stata condotta su 324 ragazzi (176 maschi e 148 femmine, tutti tra gli 11 e i 16 anni) frequentanti scuole medie e il biennio delle superiori tra Valsabbia e Valtenesi. Da aprile scorso ad ottobre sono stati somministrati dei questionari in forma assolutamente anonima che i ragazzi hanno compilato con la supervisione degli insegnanti. Negli ultimi due mesi il professor Romano ha provveduto ad elaborare i dati. Il quadro che ne risulta è quello accennato nell'incipit dell'articolo: la quasi totalità degli intervistati (96%) usa il computer e lo usa a casa (92%), prevalentemente per andare navigare in internet (81%) e chattare (71%). Lo fa senza che i genitori lo controllino (il 31% addirittura dichiara di non essere mai controllato): solo un 12% ammette che i genitori lo osservano spesso (un risicato 5% risponde "sempre"). Tra i teenagers adoranti Facebook e Messanger, il 60% ha fatto e fa nuove amicizie in rete. Al 12% capita spesso di incontrare nuovi amici conosciuti in rete, mentre un 5% lo fa sempre. Aspetto non secondario riguarda anche l'abuso nell'utilizzo del cellulare, posseduto dal 93% degli intervistati. Ebbene, l'8% sta al telefono più di tre ore al giorno, mentre un 18% da una a tre ore.
GLI ALTRI RISCHI: ALCOL E DROGA. La prima assunzione di bevande alcoliche, per un ragazzo su due, avviene già in prima media (almeno lo è per 35 degli 86 intervistati). Una media rappresentativa e allarmante, che schizza al 76% in prima superiore, dove si estingue la differenza tra maschi e femmine. «Un ragazzo su quattro purtroppo dichiara di non sapere che l'alcol porta alla dipendenza» commenta il professor Romano. Altra grande problematica riguarda l'assunzione di droghe. «Anche se solo un 6% dichiara di farne uso, forse per timore nel dare la risposta, un altro significativo 40% afferma di conoscere coetanei che la usano». Il grave problema anche qui è la mancata percezione del danno e del rischio: «il 30% sostiene che non è un problema smettere». Eppure i ragazzi si dicono abbastanza informati sulla questione droghe (anche se un 20% ha ancora dubbi) grazie a genitori, insegnanti ed educatori. Una fonte, quest'ultima, ritenuta particolarmente attendibile, «segno che i programmi di prevenzione funzionano».
ISTRUZIONI AI GENITORI. «Questa indagine si prefigge di individuare anche alcune strategie che genitori ed educatori devono adottare - commenta Romano -: innanzi tutto servono dei programmi di educazione dei genitori all'uso appropriato di internet, perché sono loro che devono decidere tempi e modi: devono ricordargli di non scaricare materiale sospetto, di diffidare dalle nuove amicizie, di non mettere in rete fotografie e informazioni personali. I genitori devono capire che il computer presenta alte componenti di rischio e non serve solamente a fare i compiti».

Pietro Gorlani
Sabato 25 Dicembre 2010 18:16

Auguri di Buon Natale da Bassefrequenze

Scritto da giorgio pollicino
Un sincero augurio di buon Natale dalla redazione di Bassefrequenze
Mercoledì 27 Ottobre 2010 19:47

Nasce il polo logistico, muore la Cacciamali

Scritto da Pietro Gorlani

Che strane cose succedono nella nostra Bassa. Le due notizie fresche del giorno: ad Azzano Mella nei 170 piò dove dovrebbe sorgere il mega polo logistico di Azzano Mella sono stati piantati paletti propedeutici alla lottizzazione dell'area. La maggior parte dei  terreni (100 piò) sono di un "tale" Stabiumi, il cui caseificio è fallito, i cui beni sono andati all'asta tranne che quei terreni....La Safer vuole costruire per conto della Esselunga: un'operazione da 150 milioni di euro per impacchettare i soliti cibi e magliette cinesi e rispedirli nei supermercati di mezzo mondo.E con uno sportello unico, in due anni di tempo, senza una vera opposizione da parte delle forze politiche che si sono sempre dichiarate contrarie a quella sciagurata allocazione (perchè non farlo vicino alla ferrovia, all'autostrada???) l'operazione sta per partire. Con buona pace del ptcp che individua quella zona come "di pregio agricolo". Chissenefrega: il proprietario di quel pregio agricolo ha bisogno di dindini e quindi lo può svendere al vecchio patron 85enne di Esselunga, che in fatto di affari è ancora molto vispo. Tanto in Italia, alla faccia delle 120mila leggi che abbiamo, nessuno ti dice niente. Hanno provato a dir di no i leghisti, ma appena i liberisti berlusconiani hanno minacciato la crisi si sono allineati....

Gli amministratori locali nel frattempo giocano il carico dei posti di lavoro: "Caro azzanese che sei in cassaintegrazione, sai che il polo logistico porterà 400 posti di lavoro?". Non si dice però che andranno quasi tutti a cooperative, a contratti a tempo determinato di pochi mesi, sottopagati a 800 euro al mese (se non ci credete andate a vedere chi lavora negli altri principali centri logistici, da Piacenza a Novara). Ma basta buttare negli occhi qualche fanta euro e il gioco è fatto. Tutti abboccano.

Lì vicino ad Azzano, a tre chilometri, in quel di Mairano, la storica azienda Cacciamali che ha venduto gli scuolabus gialli in tutto il mondo è fallita. Gli operai avanzano stipendi di 6 mesi. Il lavoro c'è!! Ci sono ordini per 6 milioni più una join venture cinese ma non c'è un imprenditore italiano disposto a investire i suoi soldi per il rilancio dell'azienda. Azienda che è fallita miseramente sommando 50 milioni di debito ma aprendone un'altra in Polonia dove la manodopera costa la metà (Fiat docet....). Il paradosso di ciò che sta succedendo in Italia lo stiamo vivendo anche noi bassaioli, in troppi Comuni. Prendete Orzinuovi: è fiorita Orceania ed è morta la ex Frendo; prendete Verolanuova: negli ultimi tre anni sono fioriti due centri commerciali Bennet (uno a Cadignano l'altro verso San Gervasio) ed è morta la Ocean. Continuate voi.

Tutti ad investire nel commerciale, nessuno che si getta più nel produttivo. E hai voglia ad aspettare leggi che tentino di invertire la rotta, che aiutino le imprese, i veri "capitani coraggiosi" che cercano di creare e mantenere i posti di lavoro. Che ce ne facciamo del federalismo se poi i soldi li utilizzeranno sempre più per le loro schifezze e non per creare lavoro??? Anche nella nostra Bassa è retta dal peggio del capitalismo. Resistono poche acciaierie che inquinano a manetta, i cavatori che vendono a caro prezzo la terra che non è loro (dando una miseria di obolo a comuni e provincia), qualche piccola impresa costretta ad evadere (con l'aiuto del commercialista) per sopravvivere (o in alcuni casi per pagare il leasing del suv Bmw).

 

 

 

Lunedì 18 Ottobre 2010 23:45

Ripartiamo dalla manifestazione di sabato

Scritto da Giorgio Pollicino
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La manifestazione di sabato della Fiom Cgil svoltasi a Roma è stata un successo , tantissima gente , tantissimi giovani , nessun incidente e tanta voglia di lavoro e diritti .
Anche dalla bassa bresciana gli operai della Wellman di Orzinuovi , della Gnutti di Maclodio ,della Pasotti di Pompiano , della fonderia di Torbole assieme a tanti altri compagni di varie ditte hanno sfilato e protestato contro il comportamento del governo che assieme a Cisl e Uil sta varando una serie di norme e deroghe senza il voto dei lavoratori che peggiorerà , anzi che mortificherà il contratto nazionale di lavoro .
Deroghe ( vedi Pomigliano ) che sicuramente col tempo abbasseranno i diritti dei lavoratori in nome della competitività , insomma questi signori vogliono restare  a produrre in Italia trasferendo qui i diritti che nei paesi dell'est sono praticamente inesistenti assieme ai loro salari da fame 
Attendiamoci  che il governo assieme  Cisl e Uil faccia un passo indietro , centinaia di migliaia di lavoratori non possono essere ignorati , la Fiom non avrà sempre ragione ma negli ultimi anni è rimasta unico baluardo per la difesa degli operai , quindi speriamo che l'autunno  porti buoni consigli al signor Bonanni e ai suoi amici o colleghi del governo.
Aggiungo che anche tra i lavoratori deve finire l'ambiguità Fiom in fabbrica , Lega alle urne , ritengo assurdo che una parte anche minoritaria degli operai  tesserati Fiom voti un partito che al governo da oltre 16 anni ( 12 su 16 )  tutto ha fatto tranne che pensare agli operai del nord .
 Un iscritto Fiom per principio non puo accettare e non puo condividere la linea della Lega , neanche se i partiti di sinistra lo hanno deluso
La manifestazione di Roma deve essere un punto di partenza , un occasione che nessuno , sindacato , lavoratori , imprese e governo deve lasciarsi scappare per misurarsi e risolvere le problematiche sempre piu gravi degli operai e di tutti i lavoratori

riportiamo la denuncia limpida del medico di base di Mairano Danilo Cianciarelli (residente a Orzinuovi), che da mesi non riesce a inviare certificati medici e di invalidità con il computer. Alla faccia dell'ipertecnologica Lombardia. a RIMETTERCI SONO I PAZIENTI. MI HA PERSONALMENTE CONTATTATO LA SIGNORA GARLETTI DI MAIRANO: DUE GENITORI ULTRA OTTANTENNI IN ATTESA DI INVALIDITA' CIVILE DA MESI. MA ILCERTIFICATO NON PUO' ESSERE SPEDITO PERCHE' LA SCANDALOSA GESTIONE DI LOMBARDIA INFORMATICA E DELLA PIATTAFORMA ALBACOM NON ASSICURA ADEGUATA ASSISTENZA AI DOTTORI.

Ironia del destino: l'ipertecnologica riforma della pubblica amministrazione lanciata dal ministro Brunetta è scivolata sulla classica buccia di banana, ovvero la digital divide che da anni penalizza il «sistema» Bassa Bresciana. Un passo indietro. Pochi sanno che dal 26 febbraio i medici di base sono costretti a compilare certificati medici e dichiarazioni di invalidità online per poi inserirli nel Siss della Regione (sistema informativo socio sanitario) e inviarli all'Inps. Pochissimi sanno che non tutti i medici riescono a recapitare quei certificati online, perché la piattaforma informatica messa a disposizione dalla Regione non funziona. E i primi a rimetterci sono i pazienti. Emblematico il caso di una famiglia di Mairano, che da mesi attende il certificato di invalidità per gli anziani genitori. Certificato che il suo medico di base, Danilo Cianciarelli, non riesce a spedire online.
«La linea adsl a Mairano è arrivata, computer, modem e server funzionano - taglia corto il medico - il problema è proprio di origine tecnica. Ho tempestato di chiamate il numero verde di Lombardia Informatica, la società che gestisce il servizio, ma è come sbattere contro un muro di gomma. Mi rispondono che il mio reclamo è stato inoltrato ma le cose non cambiano. Assurdo. Lo stato e il ministro Brunetta mi chiedono di compilare online un certificato senza avere gli strumenti per farlo. Inutile ribadire che a rimetterci, prima di tutto, sono i pazienti».
CERTIFICATI ON LINE, Lombardia al top. La legge che impone la compilazione delle pratiche sanitarie online è entrata in vigore il 26 febbraio, tra la rivolta dei medici di famiglia, costretti a dover perdere diverso tempo di fronte al desk, a trasformarsi in impiegati della malattia più che in medici. Eppure in pochi mesi la Lombardia si adegua. E oggi vanta numeri record, essendo la prima regione in Italia per numero di pratiche inviate via computer (circa 290mila), la metà di quelle fatte oggi in Italia. Eppure i problemi non mancano il sistema va spesso in tilt.
La conferma arriva anche dagli operatori telefonici del numero verde 800836836 di Lombardia Informatica, che Cianciarelli chiama in nostra presenza il 23 settembre: «Pronto, sono il dottor Cianciarelli, chiamo per avere notizia della mie tante segnalazioni, l'impossibilità ad accedere al sistema Siss». Risposta: «Sì dottore, ci dispiace ma la sua pratica è in lavorazione». Il medico: «Lo so, ma quando potrò riprendere l'invio? Quanto è la stima dei tempi tecnici?». Dall'altra parte cala il gelo: «Non lo sappiamo, dipende da chi gestisce la piattaforma, Albacom».
I disagi assurdi per il medico condotto della Bassa sono iniziati ancora nell'ottobre di un anno fa e a fasi alterne durano fino ad oggi. Nell'ambulatorio di Mairano il suo computer è quindi inutilizzabile fino al maggio 2010 .Poi arriva l'adsl. Tutto bene fino ad agosto, quando il sistema è inutilizzabile. Deve ripiegare sul pc della frazione di Pievedizio che però ha una linea internet Isdn (notevolmente molto più lenta dell'Adsl). Morale: «Per completare una sola domanda di malattia mi richiede mezz'ora - spiega il medico di base -. Una perdita di tempo assurda, che comunque posso permettermi finché non arrivano le epidemie di influenza. Come farò allora a spedire online decine di richieste, in queste condizioni?». Resta da capire quanti siano i medici di base - nella nostra provincia - ridotti in queste condizioni.
Alla politica e all'efficientismo lombardo l'ardua risposta. Piccolo particolare: la data ultima per inviare tutti i certificati online è il 31 gennaio 2011. Dopodichè, per i medici che non si adegueranno, scatteranno pesanti sanzioni. E poco importa di chi è la colpa.

Salutiamo con grande soddisfazione la presa di posizione di un gruppo di sindaci della provincia (compreso il primo cittadino di Orzinuovi e quello di Mairano) contro l'inaccettabile immobilismo del prefetto sulla questione Adro. I sindaci hanno preso carta e penna e scritto alla signora Brassesco Pace parole molto chiare: altro che mediazioni tra le parti, altro che "compenetrazione delle esigenze delle parti che soddisfi tutti" (sono le ignave dichiarazioni del prefetto): Quei simboli vanno tolti senza se e senza ma. E in tempi rapidi. Lo impone la costituzione. Lo impone il rispetto per la stragrande maggioranza dei 206 sindaci della provincia che cercano di fare il loro mestiere nel rispetto delle istituzioni. Noi chiediamo di più ai nostri primi cittadini: non abbiano paura ad esprimere quello che pensano; il prefetto dovrebbe rassegnare le dimissioni. Una personalità delle istituzioni che non sa imporre il rispetto per le istituzioni a che serve?

I sindaci  (non solo di centrosinitra, si intende)  hanno scritto alla prefetta parole inequivocabili: “ chiediamo un Suo dirimente e tempestivo intervento affinchè vengano rimossi immediatamente i simboli del cosiddetto “sole delle Alpi” dalla scuola di Adro. La pazienza degli Amministratori locali che, come noi, con impegno ogni giorno cercano di onorare le Istituzioni, non tollera più dubbi, titubanze o tentennamenti da parte degli organi preposti, che hanno il dovere di mettere la parola fine a questa vergognosa vicenda”.  La lettera porta la firma dei sindaci promotori dell’appello: Vincenzo Lanzoni (Sindaco di Mairano), Andrea Ratti (Sindaco di Orzinuovi), Lorenzo Prandelli (Sindaco di Flero),  Antonella Rivadossi  (Sindaco di Borno). Ma in calce si ricorda che “questo appello è condiviso da numerosi altri Amministratori locali”.

Quanti? Ci risponde il capofila della protesta, Lanzoni, primo cittadino di Mairano: “Ad oggi sono almeno una trentina, trasversali ai partiti. Ma il numero potrebbe aumentare visto che l’iniziativa è di questa mattina (ieri per chi legge, ndr)”. Cosa li ha spinti a scrivere una lettera dai toni così perentori? “Le dichiarazioni rilasciate dal prefetto a nostro giudizio sono inaccettabili. Qui non è questione di “compenetrare gli interessi delle parti” o di “mediare sul numero di simboli”; quei simboli vanno subito rimossi, nel rispetto della costituzione. Abbiamo aspettato diverse settimane prima di prendere posizione, ma adesso era necessario, altrimenti la pazienza diventa connivenza.  Ci dà davvero fastidio che si sia perso tanto tempo e che gli enti preposti non abbiano mosso un dito”. Qualora la situazione non si risolvesse in breve tempo, gli stessi sindaci promettono un’assemblea e una manifestazione unitaria.

 

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