"In Lombardia - vi si legge- la ‘ndrangheta si è diffusa non attraverso un modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione dei gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di ‘colonizzazione’, cioè di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso.
Qui la ‘ndrangheta ha ‘messo radici’, divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla ‘casa madre’, con la quale però comunque continua ad intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche. (...) In Lombardia si è riprodotta una struttura criminale che non consiste in una serie di soggetti che hanno semplicemente iniziato a commettere reati in territorio lombardo; ciò significherebbe non solo banalizzare gli esiti investigativi a cui si è potuti giungere con le indagini collegate, ma anche contraddire la realtà che attesta tutt’altro fenomeno e cioè che gli indagati operano secondo tradizioni di ‘ndrangheta: linguaggi, riti, doti, tipologia di reati sono tipici della criminalità della terra d’origine e sono stati trapiantati in Lombardia dove la 'ndrangheta si è trasferita con il proprio bagaglio di violenza”.
Poi, pochi giorni dopo, tocca al governatore della Banca d'Italia (leggi qui l'intero intervento su Le mafie a Milano e nel Nord) mettere nero su bianco valutazioni inquietanti: "Le infiltrazioni nel sistema economico e finanziario sono tuttavia insidiose - scrive Draghi -. Esse sono documentate, tra l’altro, dai dati sulle denunce per riciclaggio di capitali illeciti e per usura, reati più “silenziosi” e tuttavia spesso riconducibili a sodalizi criminali di stampo mafioso. In Lombardia l’infiltrazione delle cosche avanza, come ha recentemente avvertito la Direzione nazionale antimafia. Le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso si sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia. In quello stesso periodo più dell’80 per cento delle denunce per associazione mafiosa in Lombardia ha riguardato individui provenienti da Sicilia, Calabria, Campania, confermando che al Centro Nord la presenza mafiosa rimane un fenomeno d’importazione. Tuttavia la criminalità locale appare coinvolta in molti reati pure tipicamente riconducibili al crimine organizzato di stampo mafioso, come l’usura, il riciclaggio e le estorsioni: ne emerge una preoccupante saldatura con le mafie tradizionali".
Ieri sul Corriere il procuratore capo di Reggio Calabria in una lettera ha lanciato un appello al Nord perchè batta l'omertà che rischia di favorire la criminalità: "Come ha documentato l'indagine «Il Crimine» - scrive il magistrato -, frutto della collaborazione tra le procure di Milano e Reggio Calabria e che il 13 luglio scorso ha portato a 300 arresti in tutta Italia, la 'ndrangheta è riuscita a realizzare una vera e propria «colonizzazione» in ampie zone della Lombardia, e non solo, riproducendo la sua peculiare struttura organizzativa con la creazione di decine di locali e con l'affiliazione di centinaia di persone, ma senza mai interrompere il legame essenziale con la terra d'origine a cui sono sempre rimesse le decisioni strategiche. (...)
"Ma la repressione non basta - conclude-. È necessaria la reazione della società civile, con tutte le sue articolazioni, ognuna delle quali può svolgere un ruolo prezioso, innanzi tutto agendo secondo le regole e contrastando il silenzio e l'omertà: così si può sconfiggere questo cancro della società, come l'hanno definito i vescovi italiani, che mette a rischio l'economia e la democrazia del nostro Paese".
Oggi infine gli industriali lombardi promettono di cacciare gli imprenditori che sono vicini ai clan.
Accanto ai rinnovati allarmi sulla criminalità organizzata nel bresciano, ecco affacciarsi poi episodi inquietanti come l'esclusione di 12 azienda dai lavori per la Brebemi perchè sospette collusioni mafiose (con l'arrivo dei lavori per la Tav, il tema si fa di scottante attualità) o il ferimento. con dinamiche da avvertimento mafioso (e per ora nessun investigatore ci ha detto che le cose sono andate diversamente), di un imprenditore di Cazzago San Martino che (sarà un caso?) si occupa proprio di strade e asfaltature.
Scoprire la mafia a Brescia è un po' come scoprire l'acqua calda: a corredare questo post allego un documentario girato qualche anno fa proprio nella nostra città e un mio articolo scritto su Bresciaoggi all'indomani dell'omicidio della famiglia di Angelo Cottarelli, una esecuzione in piena regola i cui sicari, riconosciuti colpevoli dalla Corte d'Assise d'Appello arrivavano da Trapani, giusto per dare un quadro di come le mafie si muovano da tempo all'interno del nostro tessuto sociale ed economico.
Ma se il fenomeno è radicato, oggi, dopo operazioni antimafia che negli anni passati hanno offerto uno spaccato inquietante nella nostra provincia (capace di dar vita in Valtrompia ad una "simil-mafia" autoctona), come è la situazione?
In Tribunale è in corso da qualche tempo un processo (noto come il caso Fortugno) che lascia aperti scenari inquietanti su Brescia e la criminalità organizzata, ma pare che il dibattimento su quella definita da qualcuno una 'ndrina del Garda resti quasi un'episodio isolato, nulla nei confronti della maxi inchieste dei decenni passati.
Va tutto bene? I segnali lanciati in questi giorni da investigatori preparati e autorevoli esponenti del mondo economico sono solo allarmismi? Urge fare il punto della situazione. Quantomeno per dirci (anche se ho qualche dubbio che sia così) che possiamo dormire sonni tranquilli.
Da bs Point


