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giorgio pollicino

giorgio pollicino

Lunedì 07 Marzo 2011 11:31

Buon viaggio Alberto ...

grandao


E' morto ieri all’Avana il Compagno Alberto Granado

 

E’ morto Granado, l’amico fraterno e compagno di viaggio di Ernesto Guevara, che nel 1961 decise, anche lui argentino, di mettere le sue competenze e la sua vita al servizio della Rivoluzione cubana, per contribuire alla costruzione di un mondo più giusto, più solidale, di una società Socialista

 

Lo fece con coerenza e passione,  prima contribuendo allo sviluppo della scuola di biotecnologia, vanto della Rivoluzione cubana e poi come “Ambasciatore” del movimento internazionalista di Solidarietà con Cuba.

La notizia in queste ore corre sul web e si intrecciano i ricordi di chi lo ha conosciuto come un uomo nobile, di profonda coerenza intellettuale e integrità.

 

Il figlio Alberto lo ricorda come un Grande rivoluzionario che amava profondamente la vita.

E anche noi lo ricordiamo così, con questa foto scattata al termine di una serata di festa nel 2007,

l’ultima volta che venne a Cremona accompagnato dalla sua bella famiglia.

 

 

Furono giorni impegnativi per tutti:  attività, incontri e iniziative. Di quei giorni non possiamo dimenticare  l’entusiasmo dei giovani che circondavano Alberto e che lui emozionava profondamente. A loro, così come a noi, riusciva a trasmettere i valori e la passione che hanno guidato e contraddistinto la sua  vita con modi semplici e una simpatia travolgente.

E con un’energia che difficilmente potremo scordare.

 

Ci uniamo al dolore di tutta la famiglia Granado con un grande abbraccio.

Buon viaggio Alberto!

 

Circolo Hilda Guevara - Cremona


 (ANSA) - ROMA, 4 MAR - 'Il Sud e l'Italia profonda non meritano il federalismo. E' la mia piu' sincera convinzione, ma anche quella di molti patrioti padani - ha detto Borghezio a KlausCondicio - Il federalismo e' l'abito giuridico per i popoli liberi e civili, come quelli che lo hanno adottato da secoli. C'e' un'enorme differenza tra la condizione dei figli dei figli che hanno creato la civilta' dei Comuni e i figli dei figli che nello stesso periodo anziche' essere liberi baciavano la pantofola al signore locale'.
Sarà sua opinione , di sicuro gli italiani non si meritano politici come Borghezio !
Sabato 19 Febbraio 2011 15:05

Aboliamo Calderoli !!!

Ecco l'ultima eresia  che ci tocca sentire :
«Fosse per me, abolirei anche il primo maggio. Si celebra lavorando, altro che scampagnate». Lo afferma in una intervista a La Stampa il Ministro Roberto Calderoli. «I patti erano chiari - spiega -. Quando fu
approvata la legge dei 150 anni, avevamo avvertito: diamo via libera, ma a condizione che la festa non abbia effetti civili. Quel giorno non si doveva stare a casa dal lavoro. Dove sta scritto che per celebrare una ricorrenza bisogna fare vacanza?» Secondo Calderoli, « Siamo stati un anno senza che alle nostre
aziende arrivasse un ordinativo, dai fax non spuntava nulla, giustamente c'era allarme, preoccupazione. E adesso che finalmente gli ordini arrivano, che ci sarebbe tanto da lavorare, ecco qua, festa aggiuntiva di giovedì, nel bel mezzo della settimana. Fosse stato di sabato o di lunedì, ancora ancora. Così invece qualcuno farà un ponte di 4 giorni».Il Ministro ricorda che «qualche settimana fa avevamo bocciato la circolare sulla chiusura delle scuole, degli uffici pubblici. Era pronta una circolare di segno opposto, tutti al lavoro il 17 marzo. Fuori dal Consiglio dei Ministri non si è saputo perchè siamo dei signori. Comunque - conclude - alla Lega questa festa porterà una montagna di voti. Perfino le più alte cariche dello Stato, quando parlano dell'Unità, subito dopo devono segnalare le differenze tra Nord e Sud. Questa è la prova del fallimento. Dimostra che dopo un secolo e mezzo l'Italia è divisa nemmeno in due ma in tre tronconi».

Propongo di istituire la festa nazionale degli stupidi , sarebbero tanti ad essere felici magari lavorando !!!!
Sabato 19 Febbraio 2011 12:00

Mandiamoli a lavorare !


 

parl


Sull'Espresso di  qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il  Parlamento ha votato all'UNANIMITA'
e senza  astenuti (ma  và?!) un aumento di  stipendio per i parlamentari  pari a circa € 1.135,00 al  mese.

Inoltre la mozione  e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali  ufficiali.


STIPENDIO Euro 19.150,00 AL  MESE

STIPENDIO  BASE circa Euro 9.980,00  al mese

PORTABORSE circa Euro  4.030,00 al mese (generalmente parente o  familiare)

RIMBORSO SPESE  AFFITTO circa Euro 2.900,00 al  mese



INDENNITA' DI  CARICA (da Euro  335,00 circa a Euro 6.455,00)
TUTTI  ESENTASSE
+

TELEFONO  CELLULARE gratis

TESSERA DEL  CINEMA gratis

TESSERA  TEATRO gratis

TESSERA AUTOBUS -  METROPOLITANA gratis

FRANCOBOLLI gratis

VIAGGI AEREO  NAZIONALI gratis

CIRCOLAZIONE  AUTOSTRADE gratis

PISCINE E  PALESTRE gratis

FS gratis

AEREO  DI STATO gratis

AMBASCIATE gratis

CLINICHE gratis

ASSICURAZIONE  INFORTUNI gratis

ASSICURAZIONE  MORTE gratis

AUTO  BLU CON AUTISTA gratis

RISTORANTE gratis (nel 1999  hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno  stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre  obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego  !!!)

Circa  Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali  (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi  per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della  Camera. (Es: la  sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una  segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo  servizio)

La classe politica  ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di  EURO.

La  sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al  MINUTO !!

Far  circolare.......si sta promovendo un referendum per l' abolizione dei   privilegi di tutti i parlamentari............ queste informazioni  possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano  di portarle a conoscenza degli italiani......


Giovedì 30 Dicembre 2010 12:54

Sostegno alla Fiom anche da Brescia

Abbiamo deciso di costituire un’associazione, “Lavoro e libertà”, perché accomunati da una comune civile indignazione.La prima ragione della nostra indignazione nasce dall’assenza, nella lotta politica italiana, di un interesse sui diritti democratici dei lavoratori e delle lavoratrici. Così come nei meccanismi elettorali i cittadini sono stati privati del diritto di scegliere chi eleggere, allo stesso modo ma assai più gravemente ancora un lavoratore e una lavoratrice non hanno il diritto di decidere, con il proprio voto su opzioni diverse, di accordi sindacali che decidono del loro reddito, delle loro condizioni di lavoro e dei loro diritti nel luogo di lavoro. Pensiamo ad accordi che non mettano in discussione diritti indisponibili. Parliamo, nel caso degli accordi sindacali, di un diritto individuale esercitato in forme collettive. Un diritto della persona che lavora che non può essere sostituito dalle dinamiche dentro e tra le organizzazioni sindacali e datoriali, pur necessarie e indispensabili. Di tutto ciò c’è una flebile traccia nella discussione politica; noi riteniamo che questa debba essere una delle discriminanti che strutturano le scelte di campo nell’impegno politico e civile. La crescente importanza nella vita di ogni cittadino delle scelte operate nel campo economico dovrebbe portare a un rafforzamento dei meccanismi di controllo pubblico e di bilanciamento del potere economico; senza tali meccanismi, infatti, è più elevata la probabilità, come stiamo sperimentando, di patire pesanti conseguenze individuali e collettive.

La seconda ragione della nostra indignazione, quindi, è lo sforzo continuo di larga parte della politica italiana di ridimensionare la piena libertà di esercizio del conflitto sociale. Le società democratiche considerano il conflitto sociale, sia quello tra capitale e lavoro sia i movimenti della società civile su questioni riguardanti i beni comuni e il pubblico interesse, come l’essenza stessa del loro carattere democratico. Solo attraverso un pieno dispiegarsi, nell’ambito dei diritti costituzionali, di tali conflitti si controbilanciano i potentati economici, si alimenta la discussione pubblica, si controlla l’esercizio del potere politico. Non vi può essere, in una società democratica, un interesse di parte, quello delle imprese, superiore a ogni altro interesse e a ogni altra ragione: i diritti, quindi, sia quelli individuali sia quelli collettivi, non possono essere subordinati all’interesse della singola impresa o del sistema delle imprese o ai superiori interessi dello Stato. La presunta superiore razionalità delle scelte puramente economiche e delle tecniche manageriali è evaporata nella grande crisi.

L’idea, cara al governo, assieme a Confindustria e Fiat, di una società basata sulla sostituzione del conflitto sociale con l’attribuzione a un sistema corporativo di bilanciamenti tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, sotto l’egida governativa, del potere di prendere, solo in forme consensuali, ogni decisione rilevante sui temi del lavoro, comprese le attuali prestazioni dello stato sociale, è di per sé un incubo autoritario.

Siamo stupefatti, ancor prima che indignati, dal fatto che su tali scenari, concretizzatisi in decisioni concrete già prese o in corso di realizzazione attraverso leggi e accordi sindacali, non si eserciti, con rilevanti eccezioni quali la manifestazione del 16 ottobre, una assunzione di responsabilità che coinvolga il numero più alto possibile di forze sociali, politiche e culturali per combattere, fermare e rovesciare questa deriva autoritaria.

Ci indigna infine la continua riduzione del lavoro, in tutte le sue forme, a una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di realizzazione di sé.

La precarizzazione, l’individualizzazione del rapporto di lavoro, l’aziendalizzazione della regolazione sociale del lavoro in una nazione in cui la stragrande maggioranza lavora in imprese con meno di dieci dipendenti, lo smantellamento della legislazione di tutela dell’ambiente di lavoro, la crescente difficoltà, a seguito del cosiddetto “collegato lavoro” approvato dalle camere, a potere adire la giustizia ordinaria da parte del lavoratore sono i tasselli materiali di questo processo di spoliazione della dignità di chi lavora. Da ultimo si vuole sostituire allo Statuto dei diritti dei lavoratori uno statuto dei lavori; la trasformazione linguistica è di per sé auto esplicativa e a essa corrisponde il contenuto. Il passaggio dai portatori di diritti, i lavoratori che possono esigerli, ai luoghi, i lavori, delinea un processo di astrazione/alienazione dove viene meno l’affettività dei diritti stessi.

Come è possibile che di fronte alla distruzione sistematica di un secolo di conquiste di civiltà sui temi del lavoro non vi sia una risposta all’altezza della sfida?

Bisogna ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell’agenda politica: nell’azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee. Questa è oggi la via maestra per la rigenerazione della politica stessa e per un progetto di liberazione della vita pubblica dalle derive, dalla decadenza, dalla volgarizzazione e dall’autoreferenzialità che attualmente gravemente la segnano. La dignità della persona che lavora diventi la stella polare di orientamento per ogni decisione individuale e collettiva.

Per queste ragioni abbiamo deciso di costituire un’associazione che si propone di suscitare nella società, nella politica, nella cultura, una riflessione e un’azione adeguata con l’intento di sostenere tutte le forze che sappiano muoversi con coerenza su questo terreno.
Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Gianni Ferrara, Luciano Gallino,
Francesco Garibaldo, Paolo Nerozzi, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Aldo Tortorella, Mario Tronti

augu


Ieri sera si è tenuta l'assemblea annuale di communitas , dopo il saluto del presidente Zorzi che ha ricordato la professoressa Giuliana Gallina ( coofondatrice di communitas)  da poco scomparsa , si è discusso delle iniziative svolte nel 2010 e di quelle da fare prossimamente

Ad inizio anno ci saranno  una serie di convegni sul tema del nucleare , faremo una serata sulla poetessa Angela Merini e sono in cantiere divese iniziative sull'unità d'Italia oltre a serate che l'associazione dedicherà ai temi locali .
Si è approvato il bilancio è si è ricordato che bassavoce che ormai non viene piu stampato da un anno manca a tutti ma il suo sacrificio era necessario per sistemare definitivamente ( quasi ma l'impegno di tutti servirà a recuperare qualche debito ) la situazione economica visto che burocraticamente ed economicamente communitas non poteva piu gestire un giornale
Si è ringraziato ancora una volta tutti quelli che negli anni hanno lavorato al giornale , al sito e in associazione , dalla redazione al pubblicitario , il grafico e il direttore sperando in un 2011 pieno di soddisfazioni e successi

Augurando un buon anno a tutti ricordo che è aperto iltesseramento communitas 2011

Sabato 25 Dicembre 2010 18:16

Auguri di Buon Natale da Bassefrequenze

Un sincero augurio di buon Natale dalla redazione di Bassefrequenze

 

 op                                                                                                                                                                                                                             Un sindacalista bergamasco della FP-Cgil, Giovanni Martina, si è incatenato questa mattina alla capanna del presepe di piazza Vittorio Veneto, nel pieno centro di Bergamo, per riportare l'attenzione sulla situazione di 19 lavoratori precari degli uffici immigrazione di Questura e Prefettura di Bergamo, che fanno parte dei 650 precari del Ministero dell'Interno, il cui contratto è in scadenza il 31 dicembre prossimo e per i quali il Governo ha confermato che non ci sarà proroga. «Alla scadenza dei contratti mancano pochi giorni per questi lavoratori prima interinali, poi assunti a tempo determinato e ora con la prospettiva di perdere posto e professionalità - spiegano dal sindacato in una nota -. Oltre alla perdita di posti di lavoro, a preoccupare è il rischio che i servizi degli uffici immigrazione restino paralizzati con ripercussioni gravi sui lavoratori stranieri, sulle famiglie e sulle imprese del nostro territorio, oltre che di quello nazionale»
fonte ansa
Mercoledì 15 Dicembre 2010 16:00

Natale alla rocca di Orzinuovi il 18 dicembre

Sabato 18 Dicembre presso la Rocca San Giorgio
 
 
ore 17.00  Sala Belvedere - Attribuzione targhe "I Simposio di Scultura" agli sponsor Società AB - BCC Pompiano - Società Piemonti Costruzioni. Saranno presenti il prof. Mauro Guerri e l'organizzatore artistico del Simposio Marco De Stefani.
 
ore 17.30  Sala Rocca: Inaugurazioni
Mostra pittorica "COMPOSIZIONI" di Carlo Fappani presentata dal dott. Agostino Garda
Mostra Fotografica " I PILASTRI DELLA TERRA - Le più belle cattedrali europee" di Gian Angelo Monchieri - Luigi Pezzoni - Alberto Sartorio.
 
 

vignetta20crisi

Nei primi 11 mesi del 2010 le ore complessive di cassa integrazione in provincia di Brescia sono state 57milioni circa. È come se 33.470 lavoratori e lavoratrici non avessero mai varcato i cancelli dell'azienda in cui lavorano.

Si tratta di un dato drammatico, soprattutto se confrontato con i dati dello stesso periodo del 2009, a crisi quindi abbondantemente già esplosa, quando le ore di cig erano state 45milioni e mezzo, l'equivalente di 26.633 lavoratori e lavoratrici a zero ore.

Sono queste le considerazioni che ci fanno guardare con diffidenza i dati sulla cig di novembre messi a confronto con quelli del mese scorso. Nel senso che è vero che per la prima volta si nota un'inversione di tendenza, nel senso che diminuisce l'equivalente dei lavoratori a zero ore (33.470 a novembre contro i 35.190 di ottobre) ma si tratta di capire da cosa sia determinata questa diminuzione del 5% circa.

Due esempi; alla Federal Mogul di Desenzano (200 dipendenti) e alla Cometal di Rodengo (130) è finita la cassa integrazione ed è stata avviata la procedura di mobilità per i lavoratori. Messi assieme sono 330 lavoratori (un sesto di quei 1.720 lavoratori in meno a zero ore tra novembre e ottobre 2010) ed è evidente che se questi lavoratori fanno diminuire le richieste di cassa integrazione la situazione non è però migliorata ma anzi è ben peggio.

Insomma, prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi è meglio leggere i dati con attenzione, non mettere a confronto i singoli mesi ma periodi più lunghi. E sapere che per decine di migliaia di persone le condizioni di reddito sono in caduta libera. L'ultima ricerca fatta dall'Ires Cgil ce lo ricorda: in un anno i lavoratori in cassa integrazione perdono 7.500 euro. Non sono pochi, soprattutto se si tiene conto delle condizioni di partenza non brillanti...
dati da cgil brescia.it

La cig: novembre 2010 - novembre 2009

La cig a ottobre 2010

 

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