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01 Settembre 2010
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basse frequenze -
LAVORO
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01 Settembre 2010
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LAVORO

In questi giorni il Governo ha avviato una campagna pubblicitaria sulla sicurezza sul lavoro: la fotografia di una famiglia felice, la figlia che bacia il padre seduto, il post-stick giallo con la scritta "Fa che questo momento non resti solo un ricordo" e alla fine la scritta: "Qualunque lavoro tu faccia, tornare a casa di chi ti ama è un diritto. E la cultura della sicurezza è la migliore prevenzione degli infortuni".
Bene, almeno fino a quando non capita di aprire i quotidiani come ogni mattina e scoprire che nei giorni scorsi, nel corso di un dibattito a una festa di partito (la Berghem Fest) il ministro dell'Economia Tremonti ha spiegato che «Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo cambiare» e che «robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci.
Sono l'Unione europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo». Ricordando che la legge 626 è stata sostituita dal Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro 81/2008 e successive integrazioni, vale anche la pena rammentare che anche nel 2009 i morti sul lavoro in Italia sono stati più di mille (177 nella sola Lombardia).
Più che dichiarazioni contro le attuali normative, sarebbe quindi opportuno fare prevenzione non solo con le campagne pubblicitarie ma anche con più ispettori e controlli (cose che questo Governo ha invece diminuito) nei luoghi di lavoro e in particolare nei cantieri edili.
E prevedendo sanzioni anche di tipo penale per chi non rispetta la normativa vigente.
Sarebbe questa la strada migliore per garantire davvero il diritto a tornare a casa dopo una giornata di lavoro.
Segreteria Camera del Lavoro di Brescia - Dipartimento Salute Sicurezza Ambiente





