La descrizione di molte piante e numerose osservazioni sulle loro proprietà si trovano già nei primi codici cinesi, assiro-babilonesi ed etruschi e, più avanti, nei testi greci di Aristotele, Teofrasto, Dioscoride, Ippocrate, nonché nei manoscritti latini di Apuleio, Galeno, Plinio il vecchio, ecc. Una parte delle conoscenze acquisite nel corso dei secoli è oggi disponibile soprattutto grazie al contributo degli ordini religiosi monastici.
Dopo periodi di larga fama, ed un impiego molto diffuso fino ai primi decenni del secolo scorso, mano a mano che la scienza medica progrediva, di pari passo con la chimica, l’erboristeria classica perdeva importanza e molte delle antiche conoscenze sulle piante officinali furono dimenticate.
Prima che l’industria chimica erigesse i suoi imponenti grattacieli sulle fondamenta costruite in millenni di cultura popolare, l’uomo attingeva dalla natura cibo ed energia per il proprio sostentamento, ma anche sollievo dalle innumerevoli infermità che affligevano la sua esistenza. Questo, senza voler sminuire le grandi conquiste della moderna medicina, né pretendere che la tradizione erboristica si sostituisca alla farmacia ufficiale, alle tecnologie diagnostiche e terapeutiche, alla chirurgia, né attendere chissà quali miracoli dalle nostre amiche piante officinali. In proposito sottolinea il prof. G. Penso, tra le maggiori autorità in materia: “Occorre che l’uso delle piante medicinali rientri nei confini della terapia scientifica e sperimentale, occorre ch’essa sia restituita al medico e che questi s’aggiorni sulle possibilità di sostituire farmaci di sintesi con droghe (principi attivi n.d.r.) naturali, e si convinca della validità della terapia con le piante medicinali”. Queste pagine sono state scritte da e per chi ama la natura, per le famiglie che durante una passeggiata vorrebbe conoscere qualcosa di più sui fiori, sui frutti, sugli arbusti e sugli alberi, e si ispirano a quella accresciuta esigenza di un rapporto più responsabile con se stessi e con il mondo che ci circonda. Se si analizzano i più comuni e, spesso gravi malanni che affliggono l’uomo di oggi ci si accorge che in gran parte sono causati dalla vita moderna: l’alimentazione eccessiva o squilibrata, lo stress quotidiano, l’alcool, il fumo, l’inquinamento, l’abuso di farmaci, ecc.
E’ chiara quindi la connessione ambiente-salute, com’è pure ovvia la ricerca da parte dell’uomo di luoghi tranquilli, salutari, riposanti. La riscoperta dei cibi semplici, della dieta mediterranea, dei prodotti biologici, dell’agriturismo, del ritorno alle regole dell’economia domestica, non deve essere considerata una moda, ma la rivalutazione di una dimensione indissolubilmente legata alle radici più profonde dell’animo umano. Questo è stato lo spirito che ha fornito lo spunto alla stesura di queste pagine, attraverso personali esperienze, studi e l’amore che da sempre nutro per le piante e per la natura, cercando di esporre, in modo utile, accessibile e sicuro i dati scientifici relativi alle nostre più comuni piante medicinali, raccolti dalla gran messe di studi e ricerche, pubblicazioni di botanica e fitoterapia antiche e moderne di cui ho potuto disporre. Le schede relative alle singole specie sono state redatte con lo scopo di favorire il riconoscimento botanico delle piante, la conoscenza delle loro esigenze ecologiche (habitat) e della loro distribuzione. Sono stati aggiunti dati essenziali sulle parti utilizzabili, sui periodi migliori per la raccolta (tempo balsamico), sui componenti attivi e coattivi, sulle proprietà e sugli impieghi erboristici, senza tralasciare altre annotazioni e curiosità. Sono riportate infine alcune preparazioni di tipo preventivo, curativo e, in qualche caso, cosmetico. E’ stato impossibile, durante la stesura del testo, non ricorrere a termini tecnici botanici e farmaceutici, e quindi, prima di illustrare le piante, saranno forniti due glossari specifici corredati da alcune tavole illustrative. Anche la parte che si riferisce alle principali preparazioni erboristiche sarà illustrata in questa parte introduttiva.
La scelta delle piante medicinali risponde ad alcuni criteri: mi è parso inutile trattare piante con scarsa o non ben accertata efficacia, ho volutamente trascurato le specie rare, in via di estinzione, protette in modo assoluto, di difficile ricerca od individuazione; ho omesso specie pericolose per la loro velenosità, se pur valide dal punto di vista medico-erboristico, ma che sono da escludere (anche per legge) dagli impieghi famigliari (ad es. aconito, belladonna, digitale, colchico, giusquiamo, mughetto, stramonio, veratro, ecc.). Mi sono limitato a includere piante (erbe, arbusti, alberi) di facile reperibilità (anche nelle erboristerie), diffuse in vari ambienti e spesso facilmente coltivabili nell’orto e nel giardino. Non aspettiamoci né miracoli né guarigioni improvvise: la fretta è nemica della salute. Oggi la cosiddetta vita moderna ci ha abituati al rimedio pronto, alla pillola o alla bustina che in pochi minuti fa sparire il mal di testa, ma se non si eliminano le cause, con il tempo, i nodi vengono al pettine. Nell’uomo sono insite capacità straordinarie di difesa delle malattie, spesso indebolite proprio dall’uso smodato di alcuni farmaci (antibiotici, antidolorifici, antinfiammatori, ipnotici, purganti, ecc.) che invece devono essere riattivate. Mi tornano in mente le parole dello scrittore tedesco L. Buchner che affermava: “Le forze non s’infondono, si possono soltanto ridestare”, alle quali è bene far seguire l’antico ma sempre valido insegnamento che soleva citare il Ramazzini, fondatore della medicina del lavoro: “Longe praestantius est preservare quam curare”, ovvero è molto meglio preservare (ovvero prevenire n.d.r.) che curare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha recentemente precisato il significato del termine “Pianta medicinale” con questa definizione: “Qualsiasi vegetale che contenga, in una o più parti, sostanze che possono essere utilizzate per scopi terapeutici, sottoforma di preparati semplici, oppure, dopo averle isolate e modificate chimicamente, che possono entrare a far parte di prodotti farmaceutici”. In ciò vi è una chiara rivalutazione di un certo numero di specie officinali che fino a pochi decenni orsono costituivano la base della scienza medica e della tradizione fitoterapica popolare, piante ingiustamente dimenticate con l’uso indiscriminato dei farmaci di sintesi. L’intendimento dell’O.M.S. è quello di riconoscere alle piante medicinali le importanti funzioni che esse svolgono in determinati settori della medicina, soprattutto laddove sono richieste terapie “dolci”, prive degli inconvenienti che principi attivi di sintesi, usati da soli, possono arrecare. Non si deve dimenticare che i farmaci sintetici o quelli isolati allo stato puro dalle piante officinali producono sempre, oltre alla loro azione benefica, effetti secondari che spesso alterano il normale metabolismo, con il risultato di eliminare sì il disturbo, ma di determinarne spesso altri, imprevedibili e a volte gravi. L’uso delle droghe naturali “in toto” è spesso la terapia più idonea a evitare tali inconvenienti.
Concludo questa prima parte introduttiva con le parole del un grande scienziato Prof. Valerio Giacomini, bresciano di adozione, che tanto ha fatto per l’ecologia e la botanica: “Quasi un misterioso richiamo ci attrae vero le piante che soccorrono le nostre infermità, cioè confortano, dissetano, addolciscono, profumano e sovvengono a tante necessità della nostra esistenza. Mi riferisco alle piante medicinali e in senso più largamente comprensivo officinali. Copiosamente diffuse sui nostri monti, nelle nostre campagne, fin sulla soglia delle nostre case, conosciute in gran parte sin dalla più remota profondità dei tempi, sembra facciano parte di un arcano, provvido disegno che tende ad armonizzare i bisogni dell’uomo con le risorse del mondo vivente vegetale, anzi con tutto l’ambiente fisico e biologico nella sua massima integrazione”.