LE PIANTE MEDICINALI DEL NOSTRO TERRITORIO Parte introduttiva (II)
Martedì 21 Giugno 2011 08:46 | Scritto da  Eugenio Zanotti
La raccolta delle piante medicinali La raccolta delle piante medicinali

AVVERTENZE - Le piante medicinali vanno usate con senso di responsabilità, misura e intelligenza. La nostra flora spontanea annovera diverse specie ricche di alcaloidi, glucosidi, saponine, di sostanze tossiche che non di rado causano gravi avvelenamenti. La faciloneria, l'immodestia e la sbadataggine sono frequenti (come succede con i funghi) fra gli improvvisati cultori delle "mode ecologiche" o delle "stregonerie" inventate per abbindolare il prossimo.

Quindi raccomando buonsenso e suggerisco di approfondire la conoscenza delle piante e delle loro proprietà, frequentando musei, botanici o erboristi preparati. Un approfondimento della materia attraverso lo studio di buoni testi di fitoterapia è certo auspicabile, così come la preparazione di erbari con piante essiccate, sempre utilissimi al riconoscimento e allo studio delle singole specie. Ogni cura da intraprendere per un certo tempo va valutata tenendo conto della malattia da curare, delle condizioni fisiche, segnatamente di alcuni organi come il fegato e i reni, di eventuali gravidanze o allattamenti, della presenza di altre patologie e delle terapie in corso. In ultima analisi è sempre preferibile, prima di iniziare un trattamento con piante medicinali, consultare il medico curante o un erborista serio e preparato. Non si devono mai superare i dosaggi suggeriti e non pensare che tanto più un infuso o un decotto è concentrato, tanto più darà beneficio, anzi, occorre sempre cominciare le cure con preparazioni diluite, aumentandone progressivamente la concentrazione via via se ne verificano gli effetti e sempre che non si manifestino eventuali intolleranze.

LA RACCOLTA E LA CONSERVAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI - La legislazione: Gran parte dei Paesi europei hanno Leggi statali, regionali, provinciali, comunali, che tutelano la flora e ne disciplinano la raccolta. Quindi prima di recarsi in  qualche località alla ricerca di piante medicinali è bene informarsi in merito, occorre inoltre ricordare che prati, siepi, e boschi hanno proprietari ai quali va richiesta un'autorizzazione, almeno formale. Non tutte le Leggi ed i regolamenti, anche in questo campo purtroppo, soddisfano quanto si prefiggono: spesso si esauriscono in meri elenchi di specie (di solito vistose, medicinali, rare, ecc.) non essendo supportate da un approccio di tipo scientifico né tenendo conto di realtà e di situazioni locali. La salvaguardia delle specie dovrebbe prima di tutto mirare alla difesa degli ambienti nei quali esse crescono e si moltiplicano: è inutile da un lato inserire le ninfee o le tife negli elenchi delle specie protette e dall'altro non intervenire per bloccare le continue "bonifiche" o i prosciugamenti delle zone umide e delle paludi, o la loro sparizione causata da spesso inutili o quantomeno sconsiderate opere di arginatura dei fiumi e dei corsi d'acqua in genere. E' utile aggiungere che in Italia, oltre alle Leggi sulla flora spontanea protetta che le regioni e le provincie hanno predisposto, ve ne sono altre relative al settore erboristico.

  • Regio Decreto 12/8/1927 n.1773 e n.1925, che disciplina il commercio della manna e della mannite.
  • Legge 6/1/1931 n.99, che disciplina la coltivazione, la raccolta, ed il commercio delle piante medicinali.
  • Regio Decreto 19/11/1931 n.1793 modificato con R.D. 30/3/1933 n.675, che rappresenta il regolamento esecutivo della precedente Legge.
  • Regio Decreto 26/5/1932 n.772 che approva l'elenco delle piante medicinali, aromatiche e da profumo.
  • Regio Decreto 12/11/1936 n.2217, che tutela la denominazione di "Zafferano".
  • Regio Decreto 8/3/1937 n.529, che tutela la denominazione di "Mannite".
  • Legge 30/10/1940 n.1724, che disciplina la raccolta e la vendita della camomilla.
  • Legge 9/10/1942 n.1421, che disciplina la raccolta ed il commercio della digitale.
  • Legge 13/5/1947 n.477, che modifica la tassa per il diploma di erborista.
  • Legge 27/3/1952 n.215, che autorizza l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato a vendere al commercio ed all' industria privata la corteccia di China, i sali e gli alcaloidi della China.
  • Legge 22/12/1975 n.685, che disciplina l'impiego degli alcaloidi e delle sostanze psicotrope.
  • Circolare Ministeriale 8/1/1981 n.1, che stabilisce quali siano le piante esitabili solo in farmacia e quali quelle utilizzabili per scopi anche diversi da quelli terapeutici.
  • Vi sono elenchi delle specie botaniche della Farmacopea Ufficiale Italiana (F.U.I.), (VIII^ edizione, 1971,1973, suppl.1979) delle droghe e dei loro preparati.
  • In Lombarda è di recente pubblicazione la L.R. n. 10/2008 (ex L.R. 33/1977) sulla flora protetta e fauna minore, con gli elenchi delle specie sottoposte a tutela relativa o assoluta.

Trattare la raccolta e la conservazione delle piante officinali anche solo dal punto di vista meramente tecnico comporterebbe lo sviluppo di un lungo e complesso capitolo che non può qui trovare sufficiente spazio. Il lettore anche su questo tema, troverà fonti specialistiche alle quali attingere notizie sulle tecniche di preparazione e conservazione delle droghe vegetali. La nostra sintesi mira a fare alcune raccomandazioni, indicare fondamenti e norme, a spiegare alcuni concetti, ad elencare brevemente alcune metodologie con le quali apprendere i primi rudimenti di base.

Il "tempo balsamico": Per raccogliere ed essiccare le piante medicinali o parti di esse, è necessario attenersi ad alcune regole fondamentali; il rispetto di esse permette di conservare i componenti utili sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Ogni droga, cioè la parte della pianta che viene impiegata a scopo medicamentoso, ha un suo ben preciso "tempo balsamico" di raccolta, che corrisponde a quel periodo dell'anno durante il quale è massima la concentrazione di principi attivi.
Il tempo balsamico è legato a diversi fattori: al ciclo vegetativo della pianta, dal suo stadio di sviluppo, dall'ambiente di crescita (clima, suolo, ecc.) e può inoltre variare localmente anche di anno in anno secondo l'andamento stagionale. Nelle schede relative alle piante descritte si riportano periodi medi entro i quali sarà l'esperienza e la preparazione del raccoglitore a stabilire il momento più idoneo.

Quando, dove e come raccogliere:
Di norma è il mattino il momento della giornata più adatto a cogliere le parti aeree delle piante, occorre però che la giornata sia asciutta e non vi sia rugiada. E' prassi che i rizomi, i bulbi, i tuberi e le radici si raccolgano dal tardo autunno alla fine dell'inverno, quando le piante sono in riposo vegetativo. Le cortecce si staccano facilmente dai rami in primavera quando questi sono ricchi di linfa, le gemme si staccano all'inizio della primavera quando sono gonfie e prossime all'apertura, le foglie vanno raccolte dalla primavera inoltrata all'estate, le piante erbacee intere si colgono poco prima o durante la fioritura, i fiori quando non sono ancora completamente sbocciati, i frutti alla completa maturazione, e i semi poco prima che la pianta li lasci cadere spontaneamente. Una raccomandazione importante: le piante medicinali e alimentari non vanno assolutamente raccolte in luoghi inquinati (i bordi delle strade trafficate, i centri urbani, i campi coltivati in cui si impiegano normalmente pesticidi, concimi organici o chimici con distribuzione superficiale, le aree prossime a fabbriche che emettono gas o polveri, ecc.), ma in ambienti salubri e possibilmente con elevato grado di naturalità. Si raccolga solo la quantità necessaria per l'uso proprio o famigliare e comunque entro i limiti concessi dalle leggi vigenti, evitando soprattutto di danneggiare le piante, lasciando sempre qualche esemplare per garantire la riproduzione delle specie. Gli strumenti da impiegare per la raccolta sono una vanghetta, una zappetta, un paio di forbici da giardino, un coltello da innesto, un cesto di vimini o una borsa di tela e un paio di guanti robusti.

Come si essiccano le piante: Per quanto riguarda l'essiccazione, questa va fatta con cura per mantenere inalterati i principi attivi contenuti nelle piante; per questo deve avvenire subito dopo la raccolta, la pulizia da terriccio, insetti o parti estranee e la monda delle parti secche, ammalate o appassite, in locali asciutti e al riparo dai raggi del sole. In generale le droghe non devono essere esposte al sole (tranne tuberi, rizomi, e radici carnose per i quali sarebbe bene procedere all'essiccamento in stufa a 55-60° C ) perché perdono aroma e colore, vanno invece distese in sottili strati su telai per farle disidratare in maniera uniforme e completa. Le droghe ben essiccate devono mantenere il colore iniziale e rompersi facilmente fra le dita, inoltre vanno utilizzate entro un anno poiché in seguito la percentuale di principi attivi diminuisce notevolmente. La perdita di acqua dai tessuti causa un forte calo nella resa delle piante fresche raccolte, esso è variabile da droga a droga, ma indicativamente possiamo quantificare che per ogni Kg di bulbi, radici e rizomi freschi si otterranno dopo l'essiccazione circa 300 gr di droga secca, circa 400 grammi per le cortecce e le gemme, dai 130 ai 200 gr per i fiori, le foglie e le erbe intere.

Come e dove si conservano: Le piante perfettamente essiccate si devono conservare in locali freschi e asciutti dentro recipienti di vetro scuro a chiusura ermetica (es. con tappo di sughero). In questo modo si evitano processi chimici (ossidazione, polimerizzazione, racemizzazione) con conseguente alterazione dei costituenti delle droghe e l'attacco da parte di insetti (coleotteri, ditteri, lepidotteri) che spesso danneggiano le droghe essiccate.

Ultima modifica Martedì 21 Giugno 2011 09:31

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