20 GENNAIO 1942, il giorno in cui 70 anni fa a Wannsee si decise la “SOLUZIONE FINALE DEGLI EBREI”
Sabato 04 Febbraio 2012 05:05 | Scritto da  Arcangelo Riccardi

Tra le numerose iniziative che in questi giorni in tutta Europa si stanno svolgendo per celebrare la “Giornata della Memoria” in ricordo della Shoah, voglio segnalare la ricorrenza del settantesimo anniversario della cosiddetta “Conferenza di Wannsee”, avvenuta il 20 gennaio 1942 nei sobborghi di Berlino. Per molti questo nome, Wannsee, non dice nulla. Eppure è da questa sconosciuta località berlinese che partì l’orrore dei campi di concentramento e dove si programmò scientificamente lo sterminio degli ebrei.

Con un gruppo di studenti del liceo scientifico Cossali di Orzinuovi, due anni fa,  ho avuto la fortuna di partecipare ad un viaggio-studio organizzato dall’associazione Communitas, a Berlino sui luoghi più significativi dell’oppressione del regime  nazista e, con nostra sorpresa, uno dei momenti più intensi e istruttivi del nostro viaggio è stato la visita alla villa, ora trasformata in casa-museo, di Wannsee.

Netto e angosciante è il contrasto che il visitatore coglie a prima vista tra l’eleganza e le belle forme di questo edificio neoclassico, inserita in un verdeggiante giardino sulle rive dell’omonimo lago Wannsee con una veduta stupenda, collocata tra i boschi della periferia occidentale di Berlino, e le sciagurate decisioni che in quell’inverno di 70 anni fa qui presero 15 alti rappresentanti delle SS, del Partito nazionalsocialista e membri del governo del 3° Reich, su precise indicazioni di Adolf Hitler e Hermann Goring.

La riunione, che da allora prese il nome di Conferenza di Wannsee , fu presieduta da Reinhard Heydrich, capo della Polizia di Sicurezza e delle SS; Adolf Eichman, in qualità di segretario, compilò il verbale, il cui testo, ritrovato nel 1947 presso il Ministero degli Esteri, documenta con spaventosa chiarezza il progetto di sterminio di tutti gli Ebrei europei e l’attiva partecipazione delle diverse strutture dell’amministrazione statale tedesca al genocidio ebraico.
Il capo delle SS Heydrich diede inizio alla Conferenza informando di essere stato designato dal maresciallo Goring quale responsabile dei preparativi per la “soluzione finale della questione ebraica in Europa”, sottolineando come la riunione fosse stata convocata per chiarire questioni pratiche, per coordinare la strategia da seguire e per pianificare la cooperazione tra i diversi ministeri, al fine di attuare la deportazione nell’Europa dell’ Est e lo sterminio degli Ebrei.

Dopo aver informato i partecipanti che negli anni precedenti si era proceduto alla emigrazione forzata di oltre 600.000 cittadini ebrei dal territorio del Reich e dopo aver messo al corrente che già da alcuni mesi nell’Unione Sovietica si erano costituiti, sotto la sua diretta responsabilità, dei gruppi di azione che praticavano l’assassinio metodico degli ebrei, il Capo delle SS riferì che bisognava dare inizio alla “soluzione finale della questione ebraica europea” (definizione fittizia per intendere la deportazione e lo sterminio di tutti gli Ebrei d’Europa), che avrebbe dovuto riguardare oltre 11 milioni di persone (5 milioni solo in Russia e Ucraina, 2.300.000 nei territori del Reich, 700.000 in Francia, 342.000 in Romania, 742.000 in Ungheria, 58.000 in Italia…).  Doveva questo trattarsi solamente del primo livello di un piano molto più ampio e complesso. Il cosiddetto “piano generale Est”, concepito dal gerarca nazista H. Himmler, prevedeva addirittura l’evacuazione di oltre 30 milioni di slavi.

Nel corso della Conferenza il rappresentante del Ministero degli Esteri propose di cominciare le deportazioni in quei paesi nei quali fossero realizzabili senza grosse difficoltà. Il Segretario di Stato degli Interni chiese per ii figli di unioni miste (tra ariani ed ebrei) la sterilizzazione al posto della deportazione. Il Segretario di Stato del Plenipotenziario per il programma quadriennale richiese un temporaneo rinvio per i lavoratori ebrei specializzati impegnati nelle imprese di utilità bellica.
Il Vicegovernatore di Cracovia (nelle cui vicinanze c’è Auschwtiz) propose di cominciare urgentemente la soluzione finale con gli Ebrei di Polonia. Nel corso della riunione si parlò del tutto esplicitamente delle diverse tecniche dello sterminio di massa, come più tardi Eichmann testimonierà nel processo a Gerusalemme.

Il Segretario di Stato dott. Buhler suggerì che certe attività preparatorie in vista della soluzione finale avrebbero dovuto essere svolte direttamente nei territori interessati, evitando tuttavia di suscitare allarme tra la popolazione.
Si stabilì inoltre che gli ebrei evacuati fossero dapprima portati senza indugio in cosiddetti ghetti di transito, per essere poi trasportati più a Est e che gli ebrei di età superiore ai 65 anni non fossero evacuati, bensì trasferiti in un ghetto per anziani, come il campo di Theresienstadt.
Per quanto riguarda il via ai “preparativi per risolvere il problema in Italia” il capo delle SS Heydrich decise di stabilire un collegamento diretto con il Capo della polizia italiana.

La Conferenza terminò con l’invito da parte del Capo delle SS ai partecipanti all’incontro perché gli fornissero un “sostegno adeguato nell’esecuzione dei compiti connessi alla soluzione finale”.
La villa di Wannsee è ora trasformata in Museo con una mostra permanente  che raccoglie gli atti di quella Conferenza, le testimonianze delle vittime delle deportazioni, dei ghetti, dei campi di concentramento e di sterminio, dei lavori forzati, attraverso fotografie, film, documenti audio. Di frequente si svolgono stage e seminari di studio rivolti in particolare ai giovani studenti.
Perché nessuno dimentichi ciò che è stato.


TESTIMONIANZE ESPOSTE NELLA VILLA MUSEO DI WANNSEE


ESTHER REISS

(nata a Lodz in Polonia nel 1929, deportata ad Auschwitz e a Bergen-Belsen).

“Quando la guerra fu alla fine, pensai di suicidarmi. Non lo feci, perché dovevo raccontare a mia madre quel che era stato di mia sorella, morta negli ultimi giorni a Bergen-Belsen”.

HALINA BIRENBAUM
(nata a Varsavia nel 1929, deportata ad Auschwitz e a  Ravensbruck).

“Dopo la liberazione ero diventata come un sasso: totalmente insensibile. Poi arrivarono il dolore e il compianto per coloro che non c’erano più”.

PRIMO LEVI

(Nato a Torino nel 1919, deportato ad Auschwitz. Testo tratto dal libro La Tregua)

“Mi sembrava che ognuno avrebbe dovuto interrogarci, leggerci in viso chi eravamo e ascoltare in umiltà il nostro racconto. Ma nessuno ci guardava negli occhi, nessuno accettò la contesa: erano sordi, ciechi e muti, asserragliati fra le loro rovine come in un fortilizio di sconoscenza voluta, ancora forti, ancora capaci di odio e disprezzo, ancora prigionieri dell’antico nodo di superbia e di colpa”.

ALFRED SILBERSTEIN
(nato a Berlino nel 1927, deportato ad Auschwitz e a Mittelbau-Dora. Fu testimone nel 1946 nel Processo di Norimberga contro i criminali di guerra).

“Ci sono voluti almeno sei mesi dopo la mia liberazione perché riuscissi a dire: sì, sono libero. Indossavo un vestito diverso. Mi erano ricresciti i capelli. Non soffrivo più la fame. Ma non mi fidavo di nessuno”.

YEHUDA POLIKER
(nato a Kiryat Haim in Israele nel 1950. I suoi genitori furono deportati dalla Grecia ad Auschwitz).

“Una sera - avrò avuto 5 o 6 anni -  a mio padre venne voglia di mangiare e prese del pane. Il pane lui non lo tagliava mai, ma ne strappava dei grossi bocconi e se li ficcava in bocca. Era un’abitudine che si portava dietro dai tempi dell’Olocausto, del campo di concentramento. Quella sera il pane gli si bloccò in gola. Diventò livido. Mia madre mi spedì subito dal dottore. Io corsi via e per tutto il tempo pensavo: quando torno, sarà morto. Da allora io sono balbuziente…”

LOTHAR KREYSSIG

(nato a Floha in Germania nel 1898; dopo aver militato nell’esercito tedesco partecipò negli anni ‘40 alla resistenza contro gli omicidi per eutanasia praticata dai nazisti).

“Ma ora la possibilità di un risarcimento è limitata dal fatto che alcuni beni supremi come la vita e la libertà sono insostituibili e altri come l’onore, la salute si possono recuperare solo in parte. Il ripristino della condizione preesistente alla ferita non è mai possibile completamente”.

VIOLA ROGGENKAMP
(nata ad Amburgo in Germania nel 1948 da famiglia ebreo-tedesca, scrittrice e giornalista).

“Essere ebrei e tedeschi, dopo la Shoah, dovrebbe essere impossibile. E tuttavia io sono figlia di una ebrea-tedesca e del suo amato non ebreo-tedesco. Insieme i miei genitori sono sopravvissuti all’epoca del nazismo e mi hanno insegnato a convivere in qualche modo con gli altri tedeschi. Però i discendenti dei criminali, dei complici e dei tanti consenzienti…quanta fatica a convivere con loro!”.

ULRIKE KRUGER
(nata a Waischenfeld in Germania nel 1944, educatrice, figlia di un ufficiale delle SS).

“Sì, questa colpa di mio padre fa parte della mia vita. Vivo e perciò porto responsabilità. E’ una cosa che posso reggere solo se sono disposta a confrontarmi sempre di nuovo con questo passato, prendendo sul serio le cose spaventose che sono avvenute. Si tratta di vita soppressa in senso sia fisico che psichico. La mia sfida è tradurre questa consapevolezza nel mio vivere quotidiano e di oppormi, per quanto posso, al disprezzo e alla distruzione del senso di umanità”.

GILA LUSTIGER
(nata nel 1963 a Francoforte,ora vive a Parigi come scrittrice e traduttrice. Suo padre è un sopravvissuto di Auschwitz).

“Il passato, sia che sia stato vissuto sul proprio corpo che su quello dei propri genitori, fa impallidire tutto il resto e quando un qualche sentimento privato ed intimo accenna timidamente a prendere la parola, zittisce completamente di fronte all’orrore”.

FRITZ STERN
(nato a Breslavia in Polonia nel 1926 da famiglia ebraica; si convertì poi al protestantesimo. Nel 1938 emigrò negli USA con la famiglia. Nel 1999 ha ricevuto il “Premio per la pace” da parte delle librerie tedesche).

“Il nazionalsocialismo pesa su tutti noi. Non passa, e in alcuni angoli oscuri si scorge che il fascino del nazionalismo ha ancora oggi una qualche attrattiva. I crimini sono nella memoria di tutti. La domanda “come è stato possibile?” non cade in prescrizione e qualsiasi ripiegamento nella “normalità” è vano”.

Ultima modifica Lunedì 13 Febbraio 2012 05:13

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