Virgolette
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13 Luglio 2010
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BILANCI. L'assessore provinciale Stefano Dotti fa il punto su un anno di lavoro. Buone notizie sul fronte rifiuti mentre resta molto da fare in campo industriale All'attivo lo stop alle discariche in Franciacorta e attorno al Garda e il tramonto dei centri trattamento dei progetti «Teresa» e «Aspireco»
Fare l'assessore all'Ambiente nella terza provincia più inquinata d'Italia e nella prima per numero di aziende pro capite non è cosa facile. Eppure il leghista Stefano Dotti, bassaiolo doc, sindaco di Verolanuova per 10 anni (adesso è vicesindaco) in un anno di lavoro qualche soddisfazione l'ha ottenuta. «Nel Piano rifiuti abbiamo spuntato il divieto a realizzare discariche in Franciacorta, nel Garda e nella Bassa - ricorda - e sul fronte delle ditte che trattano rifiuti, ricordo il tramonto del progetto Teresa a San Gervasio e di Aspireco a Montichiari».
Certo, restano aperte questioni importanti: a partire dalle emissioni di molte acciaierie e industrie per arrivare al tema discariche, con le due domande di «a2a» nei siti di Castegnato (Bosco Stella, 4 milioni di mc) e Montichiari (Montichiariambiente, 2 milioni). E il problema dei problemi: quello dei controlli con poco personale e senza una sinergia tra forze dell'ordine e amministrazioni.
Detto dei casi Teresa e Aspireco, Dotti ricorda anche «l'archiviazione della domanda di discarica di inerti a Zocco d'Erbusco», il ritiro del piano per un mega centro commerciale a Leno (360 mila mq) e la bonifica della roggia Fiume (tra Verolanuova e Verolavecchia) inquinata l'autunno scorso da un folle sversamento di pesticidi. Altro importante traguardo che si raggiungerà entro fine 2010 è la bonifica dell'intero «comparto Milano», a Brescia: sono stati asportati 200 mila metri cubi di terre (il 95% del totale) contaminate da metalli pesanti prodotti dalle fonderie oggi chiuse.
L'assessore ritorna poi sul Piano provinciale rifiuti che la Regione però non ha ancora avallato a oltre un anno e mezzo dal sì del Broletto: «Nonostante il lungo braccio di ferro con Milano - spiega - siamo riusciti a tutelare tutte le zone Docg, quindi Franciacorta e Garda, ma anche la Bassa laddove la falda freatica è alta; ovvero ovunque dopo due anni piovosi. Resta purtroppo escluso l'hinterland a Ovest e a Est della città: Castegnato, Chiari-Travagliato e Montichiari».
All'indomani del suo insediamento, Dotti aveva individuato il problema dei problemi sul fronte inquinamento: emissioni industriali in aria, nei fiumi e sul suolo senza adeguati controlli. Per questo aveva promesso tolleranza zero e verifiche a tappeto. Oggi ribadisce che «la via giusta è quella che mira alla prevenzione», e che i suoi tecnici, «in sede di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che si rinnova ogni 5 anni, impongono alle aziende le migliori tecnologie disponibili per abbattere i veleni». Ma aggiunge anche che fare accertamenti dettagliati su ciò che emette una fabbrica richiede tempi e costi davvero esosi: «L'indagine ambientale sull'Alfa Acciai è costata 100 mila euro».
Strettamente connesso è il tema dei controlli: «Ci sono i carabinieri dei Noe, il Nita, la forestale l'Arpa e la polizia provinciale: servirebbe un coordinamento, un'agenda delle priorità e soprattutto un potenziamenti dei tecnici in uscita sul territorio. Comunque qualcosa si muove: 4 ufficiali della polizia provinciale affiancano le forze dell'ordine nei controlli, mentre l'Arpa, all'interno del Patto di fiume per il Mella, presto utilizzerà dieci centraline per definire l'inquinamento presente nell'acqua e individuarne la fonte».





